Giornaletti di Viaggio
CORFÙ DREAMING
GIORNALE DI VIAGGIO
SABATO 7 MAGGIO,2022
RICERCHE
MAPPATURA SPIAGGE
La prima cosa che mi è venuta in mente è scaricare da Google Map lo screenshot dell'isola di Corfù per osservarne bene le località costiere, poi una lista delle spiagge e da lì tracciare una serie di vettori che le collegavano al punto geografico.
Per esperienza personale, certi ragionamenti analitici, potrebbero non essere utili...in sostanza, i conti potrebbero non tornare trovandomi ad esplorare il territorio.
Viene meno quella logica che lega le coordinate ad un dato di fatto e subentra l'esplorazione mentale, la teoria Harrisoniana in base alla quale la conoscenza fisica di un territorio viene meno quando soprasseduta da un' idea più o meno corrispondente alla realtà.
Paleokastritza sembrerebbe la spiaggia più battuta, la più conoscibile, la meno misteriosa e trovandosi a Nord- Ovest
vicina a quella di Liapades non lontano da Corfù Town, di sicuro, quella maggiormente praticata, forse più di Perama, sotto la città.
Remota ma particolarissima la spiaggia Halikounas, un istmo o meglio, un'insenatura a chela di granchio che consente di avere due coste, una di fronte all'altra.
Esistono però molte spiagge "nascoste" perché poco conosciute rispetto alle classiche. In una delle numerose liste pescate a caso dai blog fotografici trovo "Chomi", che non avevo mai considerato,
una striscia di sabbia completamente bianca appena sotto una scogliera a strapiombo sul mare, davvero magnifica, probabilmente difficile da raggiungere un po' come lo era stata la Baia dei Turchi a Pantelleria.
I numerosi stabilimenti balneari come Agios Gordios e Agios Stephanos meno misteriosi ma ugualmente belli da vivere, potrebbero essere soluzioni interessanti nei giorni finali dell'esplorazione se, colti da stanchezza o pigrizia, decidessimo di abbandonarci alle coccole del turismo familiare e delle sdraio sotto gli ombrelloni palmati. Un cocktail all'Ouzo, una tranquilla passeggiata sul lido, una nuotata tranquilla nelle acque cristalline dell'isola.
BIDET PROBLEM SOLVING
Questo proprio no! Non lo accetto! Non mi era mai successo!
Il bagno lo voglio completo. Tazza, doccia, lavandino...e un signor bidet. Avrò visionato un centinaio di host privati, nessuno ama né conosce Signor Bidet. Esso è imperante in ogni bagno italiano che si rispetti, ci ha abituati ad un'igiene particolare irrinunciabile dal mio punto di vista. Qualcuno mi sorride alle spalle se apro un ragionamento...ma nessuno all'estero ha il bidet, non lo sapevi? Sprechi il tuo tempo cercando case/ appartamenti che ne siano accessoriati. Vado via di matto. Quando mi intestardisco, devo averla vinta a costo della vita.
Tra le soluzioni proposte on line misere vaschette adattabili appena sotto il bordo della tazza e un deviatore di flusso provvisto di spruzzatore da attaccare al lavandino. Non accettabile, considerando il rapporto matematico tra getto di acqua e capacità della conchiglia, scomodità, spruzzi ovunque e scarsa igiene.
Assolutamente ridicolo il sondino orientabile da attaccare ad una bottiglietta d' acqua da mezzo litro...non ne voglio neanche parlare.
Qualcuno poi parla di soluzioni minori come di strane acrobazie sul bordo vasca o di asciugamani di piccolissimo formato inumiditi e poi risciacquati.
Ma io ho trovato il modo! In esclusiva per voi dalla vostra Annasilvia, il bidet, si trasforma in Signor Bidet, una magnifica conchiglia anni 50 con telaietto ripiegabile abbinato a deviatore di flusso di media portata...una ditta del nord, supporta la mia scienza personale dell'igiene intima.
Un po' ingombrante? risposta di mio marito nonché compagno di viaggio: < non porterò mai una cosa del genere da nessuna parte!>. Bene e allora Signor Bidet si dovrà palesare a me, a costo di sollevare blocchi di tufo dal santuario bizantino per scovarne uno.
Non ci dormo la notte...poi una serie di connessioni logiche mi portano a considerare un fatto: ho considerato solo gli host privati e qualche palazzina con appartamenti singoli, non ho considerato gli Hotel. Ebbene sì! Dopo l'ennesima ricerca vengo a conoscenza del secret place di Signor Bidet...il classico ¾ stelle frequentato soprattutto da italiani, in stile veneziano o anche grecanico occidentale. Centro!!! Adesso io e Corfù siamo una cosa sola.
CAMERA CON VISTA
<Era bello svegliarsi a Firenze, aprire gli occhi su una camera nuda e luminosa con un pavimento di piastrelle rosse che sembravano pulite anche se non lo erano, con un soffitto dipinto in cui dei grifoni rosa e degli amorini azzurri si trasferiscono in una foresta di violini e fagotto gialli. Era bello anche spalancare le finestre pungendosi le dita con quei chiavistelli poco familiari, spingersi nel sole con le belle colline e gli alberi e le chiese di marmo antistanti, e sotto, non lontano, l' Arno che gorgogliava contro l' argine su cui correva la strada>. Camera con vista, E. M.Forster, 1908.
Certamente non costituisce un problema, non avere una camera con vista, è più un grosso impedimento.
È un impedimento all'immaginazione, allo spazio della mente, al crescente bisogno di pace e armonia nella vita di ognuno.
Credo che una colonia veneziana come, anzitempo, una pensione fiorentina meriti una Camera con Vista. Firenze Santa Maria Novella, Corfù Fortezza Veneziana e chissà che ti racconteranno poi i venti provenienti da oriente.
Svegliarsi con una brezza leggera e camminare a piedi nudi sulla terrazza soleggiata, sorseggiare un succo d' arancia e posare per qualche scatto indimenticabile.
Osservare il sole calare nelle calde acque dello Jonio mentre l'ultima immagine della giornata appena trascorsa, svanisce nel reliquiario delle memorie custodite.
Vale la pena incastrare una permanenza confortevole e tranquilla con una romantica Camera con Vista.
OPERA DI CONVINCIMENTO
Tra tutte le opere mai compiute, la più ardua fu, di sicuro, l'opera di convincimento. Opera che, per quanto ardua e pesante, vibra tra le corde femminili come le note sulle corde di un violinista consumato...attenzione a non stridere però! Deve essere morbida, fluida, incessante come la goccia cinese sulla fronte, ma delicata come una carezza della sera.
<Guarda, sono convinta che questa sarà l' isola dei nostri sogni, l'apprezzerai al punto da dimenticare Pantelleria> affermo da principio.
< Stai già pensando al prossimo anno, scordatelo!>
Sarà più dura di quanto avessi immaginato...effettivamente c' è da fare risparmio e sacrificio. Inaugurerò un nuovo salvadanaio in modo da potermi aggrappare al discorso ogni qual volta un frusciante ci scivoli dentro.
Ecco il primo...< Comincia la nostra operetta buona> dico io sorridendo.
< Non capisco a cosa ti riferisci...questi sono per le necessità>.
Secondo tentativo fallito.
Poi mano mano aggiungo qualcosa, tipo...< con oggi abbiamo pagato già pieno gasolio e biglietti; oggi abbiamo pagato il pernottamento; oggi questo, domani quello e bla bla>
Il contraddittorio comincia a divenire silenzio-assenso da pubblico funzionario.
Si possono aggiungere poi commenti "ad arte":< che voglia di riassaggiare la moussakà, a te piacerebbe il sunlaki...> oppure sfacciatamente mostrare la gigantografia di un cono gelato internazionale a Corfù Town, da "Hans e Gretel", sbrodolato di crema al cioccolato e con gli smarties attaccati ovunque come i tasti del telecomando.
Quando un uomo finisce i commenti sarcastici e sorride, qualcosa sta cambiando. Potrebbe supporsi che la fantasia abbia preso il sopravvento, che un leggerissimo pensiero accarezzi quella zona del suo cervello tra il lobo anteriore e l'encefalo dove cominciano a formarsi, finalmente, delle immagini rassicuranti.
Dunque, cibo, cose, persone, magari anche paesaggi, più raramente resti di antiche civiltà.
A questo punto è quasi fatta, serve un ultima cosa, la promessa di una dolcissima notte d' amore con un anticipo in loco e la premessa di essere quanto mai attente e pignole su come spendere le ultime finanze.
Non lo vedrete metterci una firma, ma ci arriverete, un po' affannando.
Visita 4D
Sdraiata sul divano con un gomito appoggiato al bracciolo e l'altra tesa per tenere dritto il laptop del tablet mentre inerte scende giù, pregusto la mia vacanza, proiettando tutta la frustrazione per l'incertezza del viaggio sulla top ten dei luoghi meravigliosi dell'isola.
Mi sembra quasi di volare sul drone e attraversare rilievi scoscesi e boschi fittissimi, spiagge dalle acque cristalline e meravigliosi scorci di Corfù Town e Kerkira. Ricordo vagamente la Grecia ai tempi del liceo. Il percorso era stato il classico...quello di un liceo classico che sbarcando a Patrasso, giunge ad Atene, visita i musei comandati, gli scavi e, com' è ovvio, il magnifico Partenone. In particolare, ricordo il cambio della moneta ad una macchinetta del piccolo centro commerciale prima di arrivare in albergo, gli spaghetti burro e checkup dell'albergo e poi un piccolo episodio che mi fece riflettere sulla vera personalità della greca stirpe. Giungemmo al parcheggio del Partenone in una mattina soleggiata di primavera, già abbastanza calda da permetterci di sbottonare giacche e piumini. Appena prima di imboccare il sentiero sterrato per l'acropoli, un piccolo mercatino spenna-polli, consentiva di cominciare a spendere le prime Dracme in souvenir con rappresentazioni del partenone e cartoline ( di cui in verità ero ghiotta, facendone collezione).
Rimandai gli affari e gambe in spalla, raggiunsi il Partenone, con due delle mie compagne di classe. A metà del percorso, un serioso uomo canuto in costume folkloristico trainante il suo mansueto ciuchino, anch'esso in sella folkloristica, era fermo sul sentiero consentendo seppur di malo umore delle foto ai turisti smaniosi. Decidemmo così di chiedergli una posa per il nostro indimenticabile scatto partenoneo. Sembrava aver capito perché io agitavo la macchinetta fotografica e le compagne si erano già avvicinate al suo fianco ma, non appena ebbe capita l'intenzione, il canuto si divincolò e cominciò a proferire in greco parole di riprovazione ( più che la grammatica seguii il labiale). Doveva essere qualcosa tipo va a fa...o anche ma che ca...o fai, meno probabile, un aforisma aristotelico o una massima socratica:
< conosci te stesso???noo?> te lo dico io < sei una grande str..za e rompi...glioni>.
Anche il ciuchino voltò il posteriore e andò via sdegnato.
Non avevo mai avuto così tanto la sensazione di essere caduta in una trappola ben orchestrata. Insomma, sei lì, sei vestito a festa e agghindato come un albero di Natale, fermo sul sentiero dove ogni giorno passano centinaia di turisti e non vuoi fare una foto...e, ad una mia lecita richiesta, fai una scenata da vecchio borioso?
Lo guardammo sconcertate andare via, mentre, cercavamo, allo stesso modo, aggettivi per poterlo definire. Concludemmo la visita con la vista delle impalcature esterne del Partenone e di una vista decisamente mozzafiato,
facemmo alcuni scatti nel vento maestrale che ci scompigliava chiome e pensieri e ci riportava a memorie epiche forse solo sognate o forse ancora vive e vegete nel dna dei loro protagonisti.
Passato l'ostacolo Partenone, devo dire, una certa impressione me la suscitò l' Omphalon ( l'ombelico) il famoso centro del mondo, dove sibille impietose emisero i loro vaticini, come, ad oggi, farebbero giudici seduti nei loro tribunali e se la legge è uguale per tutti, fate un po' voi...
I grandi della terra (allora solo un Mediterraneo da scoprire), tutti attenti ai riti estatici, non l'applicazione di creme solari e abbronzanti sotto gli ombrelloni, per intenderci, ma, veri e propri riti religiosi praticati dalla sacerdotessa in stato di trans, rimanevano sconcertati da paroloni sadici.
Se la sacerdotessa dalla pupilla sbilenca diceva:< farai il botto alla prossima battaglia!>il comandante delle truppe si agitava e credendosi già morto, spartiva le sostanze ai figli e preparava la pira per il rito funebre.
Se la sacerdotessa dalla pupilla sporgente e sanguinolenta diceva:< non ti preoccupare, avrai ciò che meriti> il comandante, credendosi vincitore, mandava messi ai vicini di casa con parolacce e immaginette volgari, suscitando l'ilarità del nemico che, intanto, si era fatto amico il resto delle città-stato.
Quando poi la sacerdotessa non era disponibile perché il Sole non le aveva parlato, il comandante andava dallo sciamano e quello gli diceva:< sacrificami una bella gallina a che io possa vedere il tuo futuro nelle sue interiora>. Il comandante allora sacrificava la gallina portandola in pegno allo sciamano. Lo sciamano allora sbudellava la gallina e leggeva il futuro del comandante ma, arrivando sul più bello, lo sciamano gli diceva < ...bene, se vuoi conoscere il resto, sacrificami una capra intemperante>.
Il giorno dopo il comandante acchiappava la capra dissoluta per le 4 zampe e la sgozzava, per poi portarla allo sciamano.
Lo sciamano allora narrava la seconda parte della storia ma senza mai giungere al dunque ovvero se la battaglia sarebbe stata vinta o persa.
Diceva, infine, per conoscere il resto dovrai sacrificare un bue grasso e il comandante, molto irritato, eseguiva. Ma, alla fine lo sciamano diceva:
< le interiora hanno parlato chiaro> dopo dieci spiedini misti, 5 sunlaki, un pentolone di stufato di bue e quattro cornetti ripieni < tu, o caro Aristemio, perderai la guerra>. Il comandante allora irritato sgozzava lo sciamano e ritirava le truppe. Che potere la religione!
E che fascino questa Magna Grecia!
Immagine di Luca Braidotti dal sito di Elimeli
https://www.elimeli.it/info-utili-consigli-di-viaggio/zaino-perfetto-7-caratteristiche/
Rimando ai prossimi mesi le memorie dei preparativi e del viaggio.

20/05/2022
Ricordandomi
Memorie da isolana
Quando nella vita sei sola, è come se lo fossi di fatto.
Non esiste sguardo, gesto, parola che, non accompagnati da un intima volontà, possano risollevarti e confortanti del tutto.
E sei consapevole che domani il sole sorgerà e tu dovrai cavartela a prescindere. Si potrebbe decidere di abbandonarsi a sé stessa, non alzarsi dal letto, non vestirsi, non sciacquare neanche il viso, non rispondere al telefono e non aprire la porta a nessuno ma poi...si genererebbe un panico d' occasione e non sarebbe il caso visto che non hai voglia di vedere gente e parlare di cavolate ( tanto meno di cose serie). Allora si potrebbe fingere di avere qualche acciacco, un po' di stanchezza, un po' di quella bradicardia di chi, come me, è "nata stanca", queste le parole di una dottoressa dell'Asl che mi visitò diversi anni fa.
Allora stai in pigiama, giri un po' per casa, apri la porta < ah si, tutto ok, un po' di bradicardia> ma non ti sforzi di fare assolutamente nulla, consapevole che, da un momento all'altro, pur non contando nulla in questo schifo di mondo, qualcuno verrà a romperti le scatole. Ma, non lo capite che voglio stare sola! Perché se dentro hai l'isola, isola sarà per il resto della tua vita.
Un concetto semplice, ma difficile da capire per chi non sa dove e come scaricare le rogne, quando rompere l'armonia di una giornata di sole e fiori con le sue lagne o i suoi predicozzi da essere consumato dalla vita.
L'isola è un buon rifugio perché ci sei eppure non ci sei, adempi ai doveri di figlia, nipote, studentessa, moglie, donna ma, senza che nessuno si accorga, sei sull'isola, in esplorazione o cercando di far capanna.
Ti crogiuli un po' nel pensiero che, comunque vada, avrai te stessa e uno zainetto con qualche libro, qualche spicciolo, un notebook con una penna, la chiave del cuore del tuo innamorato e un progetto, qualsiasi, per il futuro
(cioè, anche se cambia negli anni non è un problema, l'importante è che ci sia). L'isola ti annoda lo stomaco, ti strapazza, ti ama, ti scaccia a volte, ma non ti abbandonerà mai e saprai che, lassù esiste un piccolo pezzo di terra, inesplorata, un albero di cocco con il tronco reclino su cui arrampicarsi a prendere il prelibato frutto, due innamorati che si amano davvero, una sorgente sgorgante di acqua pulita e una pozza di pietra colma di acqua dolce in cui bagnarsi. Cibo a sufficienza e la possibilità di vivere vere avventure fino a che un tesoretto non arrivi sul lido e tu possa scoprirne il contenuto. Io Tarzan, tu Jane...e basta.
Me ne vado
Ricordo la prima volta che sentii il richiamo dell'isola. Circa 8 anni.
Non so che avevo combinato, ora, non stiamo a badarci troppo.
L'ira di mamma e papà mi allontanò da casa. Presi il bastone di una vecchia scopa che doveva servire da leva a spalla per il saccoccio da viaggio.
Ve lo ricordate si? In quei cartoni animati tipo Bell e Sebastien, Coccinella, kiss me Licia, dove spesso questo saccoccio veniva attaccato al bastone e lì cominciava sempre un viaggio, un avventura. Ci impilai un ciabattino in gomma e uscii sola sola da casa e cominciai a perlustrare i dintorni.
L'isola mi apriva le sue porte.
Poi sentii gridare forte il mio nome e l' isola scomparve.
In realtà la fantasia cavalcante l'avevo sempre avuta, la passione per la natura con le sue " magie", i fiori con i loro colori erano piccoli ombrelli per fate, i dandelion svolazzano intorno e con le piccole dita cercavo di afferrarli per volare ( certo, anche allora il peso lo avrebbe impedito) le api operaie delle curiose amiche e le farfalle, che volavano grazie alla polvere magica sulle ali, creature legiadre, la cui bellezza andava conservata in barattolo.
Ogni piccolo essere, insetto, bruco, lumaca, "porcellino di saint' Antonio" che si apriva per poi rinchiudersi al mio tocco, era, nell' immaginario, un piccolo personaggio del mondo incantato.
Pian piano, quella fantasia svaní e si trasformò nel bisogno di ricreare, all'interno, quella stessa armonia, un luogo misterioso e magico, distante dal mondo reale ma consapevole della sua esistenza.
Ci vollero tanti anni per riprodurlo. Dapprima nacque come alcova d' amore, poi divenne un giaciglio dove sognare vite fantastiche e mondi estinti, poi, nell'età di passaggio verso il mondo adulto, si celò, per esplodere a 36 anni come un vero e proprio mondo parallelo in cui avere una vita parallela.
Ve l'ho narrato, in dettaglio, nelle " Storie del Bosco" , nel blog Marina di Bruni Impresa Civile nel Marchesato.
I luoghi del cuore
Bene, questo antefatto viene fatto dall'autrice perché dell'isola non esiste una versione ma milioni...ognuno di noi è una specie di isola e ognuno ci butta dentro qualsiasi cianfrusaglia divenendo spesso più un deposito che una riserva naturale. Ma...se ricreare l'isola in sé è difficile, poterla proiettare all'esterno, è davvero missione impossibile.
Proiettare il tutto su un luogo fisico non sarebbe neanche giusto poi,
perché è un mondo a modo tuo, diciamo la verità, anzi ne è "una dimensione", una versione condizionata del tuo punto di osservazione del mondo.
Ciò che va preteso è una condizione ottimale di soggiorno, confort della capanna e del mezzo di trasporto, buon cibo, un'esplorazione interessante e una natura favorevole (non pantesca). Tuttavia sarebbe molto bello ritrovare qualcosa della propria isola anche all'esterno, sapere che c' è ed esiste, in qualche modo, anche come " Luogo del Cuore".
Un luogo in cui trovarsi, un luogo da vivere, un luogo in cui tornare.
Corfù sei tu la mia isola?

Feticci
L'isola del tesoro, l'isola di Arturo, Robinson Crusoe e tante altre versioni in cui i personaggi rendono simbolico il passaggio sull'isola. Nei viaggi fantastici sono totem, oggetti più che soggetti da venerare, nelle avventure reali sono ritrovamenti, o parti del proprio inventario, spesso statue, come Cristo Pescatore o Madonne Nere e, altrettanto spesso piccoli animali o parti di essi.Ne Il Signore delle Mosche, i due piccoli leader della comunità isolana dei naufraghi-bambini, trovano un capo suino impilato in una forca e completamente coperto di mosche dato lo stato di decomposizione. Questo rimarrà il loro feticcio sacro assieme alla simbolica conchiglia della supremazia che conferiva la carica assoluta al piccolo governatore. Per Crusoe, diario e calendario e tutta l' attrezzatura da lavoro rappresentavano veri feticci di potere rispetto alla natura circostante.Nella cinematografia abbiamo il classico caso del pallone Wilson che diventa un alter ego per il protagonista, da interrogare e controbattere, una proiezione della coscienza. La scena di Wilson che si stacca dalla zattera del naufrago, in una delle scene finali, e lui che, pur affannandosi, non riesce a raggiungerlo, piangendo forte e disperatamente, è forse una delle immagini più strazianti che abbia mai visto. In The Beach, con Di Caprio, il bastone della parola decretava l'oratore della comunità, un piccolo simbolo di supremazia in una comunità di pari con una progressiva leadership femminile.In ogni videogame Five-BN, tipo legendary Tales o Lost Land, tutto l'intreccio si basa su oggetti, una serie di feticci e reliquiari di oggetti da scovare risolvendo enigmi, spesso difficilissimi.L'alone di mistero che si crea accedendo a questi antri incasinati è quanto di più stimolante mi capiti giornalmente vivendo tra Isola e Realtà. Il fittizio che diventa indispensabile, il caos calmo che pretende ordine.Scovare object e secret place sull'isola è missione nella vita parallela, pertanto, creare il feticcio, contribuisce a rendere le missioni più sicure ed, eventualmente, a proiettare insuccessi, sulla malcapitata divinità pagana, sull'inutilità dell'oggetto, sull'assenza del Santo dalla vita del protagonista.< O feticcio Isolano, ti imploro, ascolta la mia richiesta, vorrei che il tesoro si palesasse ai miei occhi, che potesse servirmi per arricchire l'isola di nuova speme e linfa vitale, che lo spirito albergante si rinvigorisca attraverso la fatica del mio incedere, che possa dunque bagnarmi in acque chiare e fresche e nel chiarore dell'alba nutrire la speranza di giorni migliori>.
Il cuoricino di osso lucido era steso con il suo laccetto su di una bancarella alla Madonna delle grazie, mi piaceva tanto, Lù me lo comperava mentre il moro là dietro lo decorava con un pennellino intinto nell' henné e tanta cura seguendo le mie istruzioni.Infine il mini cuore era diventato un' isola con una palma su cui si arrampicavano due bimbi mano nella mano. Divenne il nostro simbolo e lo indossai per tutta l'estate tanto che, alla fine, si era sbiadito e il fidanzatino lo ripassò ad inchiostro.Quello era anche il periodo delle letterine a San Valentino, dei bacini al chiaro di luna, degli snack al cocco mangiucchiati alla nostra panchina e dei piccoli pegni d' amore che amavamo fare a mano per suggellare la magnifica semplicità di una giornata trascorsa insieme. La terrazza ( oggi terrazza di casa nostra) del piano terra di casa mia circondava uno degli appartamenti degli ospiti e dietro un folto pergolato di gelsomino, edera e passiflora si nascondeva una mini sala con un vecchio tavolo in legno che nessuno voleva più e a cui avevo accoppiato delle vecchie sedie impagliate mezze sfondate. Lì giocavamo alla nostra prima casetta e mangiavano pizza e patatine con i due spiccioli che avevamo in tasca. Lù lavorava come cameriere in pizzerie e ristoranti locali, io beccavo mancette settimanali dai nonni e grattavo spiccioli in giro per casa, soprattuto dai jeans di papà. Mio fratello Francesco (Frafrà) speculava sulle mie mancette, cumulando un gran numero di monetine nel suo cofanetto Camel Tropy, con una meschina improvvisazione da selvaggio Venerdì, svolgendo per noi diverse commissioni all'occorrenza. <Frà, vai a prenderci pizza, patatine e coche da Agostino?> la sua risposta era sempre < duemila lire, grazie> il pagamento doveva essere rigorosamente anticipato.E così per tutto il resto. < Fra, vai sopra a prenderci due merende?> < 1000 lire grazie> alla fine il suo cofanetto divenne pieno, il mio portafoglio Najoleari vuoto.La dura legge dell'isola...non si guadagna tanto e i selvaggi da garzoni diventano sempre padroni, con vergognose speculazioni sui nostri due pidocchi.Comunque...se la cena era una frutti di mare e veniva giù dalla credenza di casa una bottiglia di spumante, il tappo di sughero diventava per gioco la faccia di Lù, sulla cui statura si scherzava in famiglia.< Sarò tappo ma sempre più alto di te, mi diceva>dall'alto del mio metro e sessanta rispondevo ridendo e non facevo più caso ai suoi lunghi musi, puntualmente interrotti da un'abbraccio, un bacio, un ballo sulle note di una romantica canzone suonata dai villaggi circostanti.Una conchiglia diventava testimonial di un pomeriggio di giochi, risate, pianti o improvvisi allontanamenti dall'isola.Un sasso di pomice diventava una cura estetica per grattare via i calli dai piedi, un foglio di notes o una tavola da disegno.A volte ricevevo anche conchiglie piccolissime come amuleti e le buttavo via dietro le spalle per generare sonora ilarità.Mia sorella Gabry, aveva scritto una dolcissima letterina per il suo nuovo cognatino appiccicando sul foglio diverse piccole conchigliette che rimangono ancora lì immortalate come fosse una fotografia sul cui oggetto il tempo pare non aver avuto alcun effetto.Un braccialetto di cuoio con lupo Alberto, due anelli in legno per avvolgere tovaglioli sempre con i nostri nomi, e uno stemma nobiliare in cuoio con l'incisione Ludwig, radice nordica del nome Luigi, infine una scatolina di fichi secchi al cioccolato in cui era stato nascosto lo scatolino del vero regalo ricevuto, la prima fedina d' oro. Tutti questi pegni li portiamo ancora con noi, insieme ad una scatolina di stoffa e spugna a forma di cuore dei baci Perugina che contiene vari ciondolini e amuleti diy tipici dell' isola fatti con elementi naturali.Non possiamo muovere molto questi oggetti che conservano la loro sacralità e sono ricchi di sostanze fluide d' amore.Non appena si guardano o si toccano finiscono per colpirti al cuore e lasciarti secco a terra. È il potere di quell' isola, in particolare, l'Alcova d' Amore, in cui tutto, pur essendo un gioco da angeli, avrebbe avuto una serietà decisiva per il nostro futuro di uomo e donna, di coppia, di amanti e, infine, di marito e moglie legati dal sacramento dell'Amore.
31/05/2022
Miraggi
Il Club delle Sirene
<Vieni Ulisse, vieni, abbandonati al piacere, vieeeni Ulisse>.L' Epica segue una mitologia contorta e dissoluta, la Grecia ne fu solo capostipite, anche se, numerosi capolavori della portata italica o nordica, non arrivarono mai a scalfire Omero.L'episodio delle Sirene mette in risalto questo aspetto particolare dei suoi capolavori, il godereccio, la tresca, la volontà di perdizione soprasseduta, ma solo in questo caso, da un vaghissimo senso del dovere.Insomma, ma può essere che uno furbo come Ulisse ci metta vent' anni per tornare a casa? Facendo un conticino sommario di tempo... tra streghe, ninfe e principesse ne passò parecchio a tradire la povera Penelope.E quant' è vero iddio, se anche il femminismo è ancestrale, solo per il ritardo e il sospetto insorto nel suo nobile cuore, sarebbe stato giusto, farle vivere almeno una bella storia d' amore.Invece no! Perché i Proci se non avevano un pessimo carattere, erano quantomeno dei cessi, fisicamente intendo. Rosico da morire! Perché non un capraio dal fisico imponente o un servitore prodigale o un pescatore di Itaca Bassa.Scusate la divagazione. Insomma, il nostro eroe arriva in queste acque infestate dalle Sirene e prima di attraversarle si fa legare dai suoi all'albero maestro dell'imbarcazione.Facciamo attenzione qui...a quelle non interessa nulla dei mozzi, dei rematori, dei faccendieri di Ulisse, vogliono lui e lui soltanto, infatti è solo lui ad udirne le vocine soavi. Vocine che lo indurranno a tentazione...< resta con noi, Ulisse>, perché Ulisse non si butta?Semplice! Perché sa che quelle creature lo spolperanno fino a farne avanzare solo la carcassa. Il fondale marino, infatti, è pieno zeppo di scheletri, personaggi degenerati che, nel corso degli anni, erano passati di là e, non conoscendo la sorte cui sarebbero andati incontro, a capo fitto, si tuffavano tra le braccia delle sirene. Ma io so! So bene che si sarebbe tuffato anche lui se là sotto le sirene...tra le alghe marine, avessero elargito i loro servigi!Dunque, questo per dire che, la mitologia, legata alla figura della Sirena è ambigua, pertanto, tutto quanto venga legato alla sua immagine è ambiguo di rimando.Mi arriva questa mail promozionale del sito Frab' s, dove vengono illustrate e commentate una serie di riviste di varia natura, artistica, sociologica, politica, tendenze, animali, fotografia e...viaggi. Quel mese la rivista Siren' s Club offriva un allegato speciale su 5 isole spettacolari del Mediterraneo tra cui l'Isola di Pantelleria. Erano dei piccoli vademecum illustrati, scritti divinamente e creati completamente con materiale riciclato.Deliziosi davvero! Proprio da lì partì l'idea del viaggio a Pantelleria e, proprio da quel vademecum, ebbi le più clamorose cantonate della mia vita. Pantelleria è spiritata!!! Una sirena ghiotta di anime.Inequivocabilmente bella! Ma Tutt' altro che godereccia! Avida di sé per la sua natura impervia, per la parsimonia delle messi e per l'incanto che sembra esser lì, dietro l'angolo, e invece è l'ennesimo scoglio! Il vademecum firmato Siren' s Club mi aveva promesso l'incanto a Pantelleria, col cavolo che arrivo a Kastellorizo! Una roba vicino alla Turchia, già immagino Fuga di Mezzanotte.Il miele di Pantelleria è lo zibibbo fresco, bevuto con una linguina tonno e capperi o un Passito Tanith abbinato alla cassatina pantesco-trapanese. L'escursione alle tombe bizantine dove si può ammirare uno splendido angolo immerso nel verde dei boschi e del muschio umido e una passeggiatina tra gli scavi delle basiliche di San Marco e Teresa uno strano viaggio nel tempo all'incrocio tra i secoli AC e DC, in cui sono visibili gli strati a partire dagli autoctoni fino al tardo-romanico.Quasi impossibili i bagni...scogli come sirene!
Ho mal di testa oggi, riuscirò...?Guarda là. Hai visto l' oasi?Il tremolio dell'aria e delle sabbie sospesec'è tanto cammino da sudarenon riesco a muovere né a misurare angolazioni.Mi rifugio nel manto, bevo nettare di cactusColleziono corteccia secca e chissà.Andiamo, muovi, non è meta una fossacalda e polverosa in cui non si specchiail viso stanco, il labbro secco, la palma classica.Pochi passi...dai, eccoci, che mal di testaguarda là. Hai visto l'oasi?Il tremolio delle acque chete e la frescurae il viso sollevato e la palma classica.La vegetazione folta accoglie il pensiero.Che strana euforia e che leggerezzache sensazioni al tatto, che libertà. Mainessun desiderio hai traversato. Ti sollevi da terra qualche palmo, quante le classifiche palme.Guarda l' aldilà, hai visto che oasi?
Orbene, questa storia della mappa è rimasta in me come un marchio a fuoco sulla pelle. Se le mie cerche, cominciate all'incirca nel 2016 e terminate nel 2019, avrebbero dovuto dare un risultato di natura puramente materiale, l'intera opera potrebbe considerarsi fallita per intero.La prima, cui diedi il nome di " Frutta", mi aveva portato a considerare le maree come elementi fondamentali per il nutrimento isolano. Arrivarono i temporali invernali e la spiaggia si riempì di arance e clementine, rami e tronchi di ulivo, ricci impagliati e numerose formine in plastica. Non pensavo minimamente alla meccanica di quell'opera naturale tanto potente e originale, badavo al segno del divino e a tutto quanto vi girasse intorno. Seguivo le scie di agrumi e, di volta in volta, giungevo alla mia soluzione. Una cassettina di legno in cui deporre le arance mi faceva pensare ad una buona raccolta; dei semenzai in polisterolo mi suggerivano la possibilità di una piantumazione, o anche, un insegnamento legato allo sviluppo di un albero : il fiore genera il frutto che genera i semi che genera la pianta che però...nell'arco di pochi minuti, può essere spazzata via da un temporale o mortificata dall'opera degli uomini.Riflettevo tutto questo con adulta consapevolezza ma, dentro di me, covava sempre la bambinella che avrebbe preferito la cassa del tesoretto proprio lì, abbandonata sul lido.Nella cerca " Cubo Blu", mi aspettavo una vera macchina, invece, arrivarono viti e bulloni. Ne "I fiori rossi" ebbi la possibilità di ritrovare diversi oggetti integri tra cui una borsa con diversi cosmetici, un agendino nero in pelle con diversi indirizzi, tra cui importanti nomi di noti politici romani e una testa mozza di bambolina bionda. Collegai il tutto ad un mal affare legato alla prostituzione e fui fiera di appartenere alla classe dei disoccupati di lunga data. In ogni caso, l'angolo in cui scovai questa roba era insalubre e sporco, agli argini della strada che da sul depuratore.Giacevano anche giornaletti sporchi, volantini pubblicitari, package di profumi, diversi indumenti, grucce e i fiori finti che diedero poi il nome alla cerca. Fui fiera, ma dentro di me la bambina era attenta a possibili ritrovamenti di vasi d' epoca e monili preziosi.La delusione più grande arrivò sicuramente sull'isola arida e cruda di "New Australia", dove, partendo dal cortiletto erboso con il bagaglio abbandonato, arrivai a completare il reliquiario degli oggetti più strani: varie formine, un cubo rosso di gomma, palline colorate, parti scomposte di una scheda madre, una secchia da lavoro con dei guanti, diverse ruote e ruotini di cariola, vasi neri in plastica e raccordi di tubi che divennero poi " vasi comunicanti", chiavi di metallo e prese elettriche che rappresentarono l'energia elettrica. Il tutto per restituire fecondità al deserto maledetto di New Australia, avere strumenti e possibilità di creare l'orto irriguo, realizzando il mio progetto di Workshop Land in relazione ad una realtà solida più che ad un sogno fanciullesco cosparso di carrettine magiche, giardini segreti, profumi speziali e cibarie di vario tipo. Insomma, il messaggio era: si può anche sognare ma poi sarà più arduo calarsi nel mondo reale, quindi, badare a non sollevarsi troppo dal suolo, prego!Al ché la bambina si dimenava un po', cercando di richiedere almeno un premio per questa operetta buona...ci fu l'estate magica in cui collezionai più formine che cartoline, ne venne fuori una specie di bancarella colorata immaginaria, il cui brevetto, già furtato anni prima, aveva dato luogo all'esposizione dolciaria dei fratelli Ciccio e Bomba...con il loro cocco irriguo e le mandorle caramellate che mi piacciono tanto. Messaggio: tutto questo esiste già! Andiamo avanti! Con la cerca " La Mongolfiera di mago George" ma più con " Il Villaggio del Sole" imparai che, addirittura, molte realtà solide sono deperibili più dei sogni e, tanto spesso, assai pericolose.Raccordi speciali, impiantistica, muratura ed energia alimentano gli insediamenti umani che, nelle loro case, come formichine,badano a trasportare chicchi di grano e mollichine di pane, deporre uova e instaurare certe relazioni legate per lo più all'utilità e all'organizzazione del lavoro di gruppo.Certo abbiamo dei sentimenti noi umani, se non fosse che, nella sostanza, prevalgono istinto di sopravvivenza e logica del mors tua-vita mea. Ci convinciamo di vivere in una fortezza, facciamo spesa ogni settimana, mangiamo e beviamo a sazietà consumando la vita della terra e tutto senza riflettere sul vero senso del sogno che viviamo. Mi sono ingegnata disegnando una mappa dei miei percorsi mentali e di qualche ritrovamento-simbolo della cerca che mi aiutasse a capire il perché di questo bisogno, il perché degli spostamenti nei vari Land della ricerca...L'isola di Io è la partenza. La conoscenza, i viaggi ermeneutici, gli spostamenti fisici hanno il fine del ritrovamento della cassa- tesoretto. In esso sono contenute le monete del sapere che tutte insieme portano alla saggezza del Sapiente, colui che niente e nessuno può turbare.Ma di fondo questo percorso misterico contiene ancora qualcosa di ignoto che parrebbe riguardare il futuro della mia vita e, ad intuito, è un dono molto più grande di quanto mi aspetti.E stavolta non c' entra lo spirito del fanciulletto, ma, ad illuminarmi, è l'intuito di una donna adulta. Che forse sia vittima di un altro abbaglio? A priori, la mappa rimane ancora misteriosa.Il vecchio saggio, forse, saprà illuminarmi più avanti.
Cominciavo una delle diete più proficue della mia vita, la dieta Melarossa che mi avrebbe portato a perdere quasi 9 chili stabilmente e oltre al calendario e alle liste della spesa, Melarossa, mi aveva regalato un ripiegabile stupendo sul più-nic.Come organizzare il pic-nic, creare il tuo cestino personalizzato, le piccole stoviglie, i tovagliolini di stoffa, le insalatine mais, farro e pomodorino, le vivande, il termos caffè con il suo dolcino, i vari giochi come la palla o le carte e tante altre dritte bon ton.Conservai il ripiegabile gelosamente, cercando di applicarlo alle domeniche campagnole con i parenti (per quanto possibile) e alle giornate in spiaggia soli o con Frafrà e famiglia.Avere un'etichetta nella vita è importante, sapersi comportare adeguatamente, senza troppe storie. Sapere quando è il caso di applicare un'etichetta e quando invece no perché è ridicola rispetto al contesto e mai del tutto apprezzata.Certamente diverso il discorso sull'organizzazione domestica (necessaria sempre). Una sera, al tempo di cerca, servii una buona cena al maritino rientrato tardi da lavoro e servendo la frutta notai il piccolo codice che lo contraddistingueva come kiwi, #4030. Da lì una serie di i interrogativi e ricerche che mi portò dritta verso una delle cerche più interessanti del terzo periodo isolano.Cominciò con un'etichetta vicino la fontanella del lungomare, ne seguii le tracce per diverso tempo arrivando infine alla conoscenza di un grande mercato a Milano organizzato in un vecchio stabilimento industriale dove si potevano trovare di questi indumenti e di oggetti vintage in quantità per collezione e decoro.Andai anch'io in fissa con vasi e vintage, visitavo per la prima volta un mercatino dell'usato osservando alcune vecchie stampe fotografiche di Prada e attraversavo il periodo pseudo-influenzer cercando di far leva sul mio gusto più che sui capi da cineseria che indossavo. Ad oggi sul mio blog
https://viva-gentile3.webnode.it/
timidamente accolgo l'idea di inserire anche dei consigli fashion ma solo di natura personale, ecco.Se è vero che la bellezza interiore è più importante di quella esteriore, altrettanto vero è che ci troviamo in una contingenza beauty-influenzer senza precedenti e veniamo escluse/i se siamo troppo grassi, troppo brutti o perfino malcurati al punto da risultare sciatti e senza attenzioni al brand. Un esercito di narcisi senza alcun tipo di profumo che non provenga da una preziosa boccetta in vetro con una forma accattivante.Tonnellate di stucco buttate via difronte al dispositivo cellulare solo per una milionata di follower inesistenti, fantasmini mediatici.E oggi questa, e oggi quello, boy e show girls venuti fuori da un pacchetto in consegna al miglior offerente di energia da acquisto, i devoti dell'etichetta, quella commerciale.Le escluse come me, invece, hanno forse riflettuto su questa storia, ritrovando nell'etichetta il valore formale ma profondo del garbo e della gentilezza, quella fresca, spontanea, che viene da dentro ma si esplica nei piccoli e grandi gesti quotidiani.Un concetto lontano da quel politically correct che ci sta distruggendo e ci intossica a morte.
#4030-vitamina G, gentilezza.
Ogni famiglia è un'isola
Ogni famiglia, in fin dei conti, è un'isola. Cresce, si espande numericamente e, ognuno dei suoi componenti, assume un ruolo preciso nella comunità. La mia, basata sulla legge suprema del Pater familias, rappresenta il nucleo di una sana-tradizionale famiglia alla calabrese.
Se papà diceva non fate questa cosa, non dite questa cosa, non assumete questi atteggiamenti, era legge, valevole per noi dentro e fuori dall'isola. Sull'isola non si potevano dire parolacce, non si poteva parlare né alludere a questioni di natura sessuale, non si poteva rifiutare il cibo a tavola, non si poteva guardare la tv dopo le 8:30 di sera, non si potevano acquistare brioche, nutella e succhi di frutta, non erano concessi più giochi di quelli cumulati tra il Santo Natale e il compleanno.
Capricci non permessi!!!
Ricordo qualche spesa fatta sull'isola famiglia, l'entusiasmo di poter scegliere anche noi piccoli qualche prodotto per la cena.
< Allora> seriamente proferiva papà, colto da un'improvvisa forma di magnanimità da sovrano tornato vittorioso dalla battaglia < questa sera, sceglierete voi che mangiare a cena!>.
Frafrà e io saltavano sui sedili della ford granada verde chiaro che avevamo allora, < siii, siii, siii, che bello!>.
Allora scorrazzavamo per il supermercato sostando in tutti gli angoli più dannosi, per giungere al bancone dei panati freschi e congelati. Arancini di riso, sofficini formaggio e prosciutto, panatelle alla pizzaiola, crocchette di pollo e cotolettine di pesce.
Ogni fritto esistente era nostro! Al diavolo le sogliolette al limone e i passati di verdura! Certe confessioni non possono essere mai fatte...ma quella fu la sera più golosamente fritta della mia vita!
Con l'arrivo della terza rompiscatole, Frafrà cominciò ad avvertire una strana forma di gelosia che lo incupidiva al punto da renderlo quasi muto. Si aggirava furtivo davanti alla culla di Ga e la guardava mostrando uno strano sorriso a denti stretti, mentre io cominciavo a pensare seriamente a questa storia della procreazione...< ma, da dove sarà venuta fuori?>.
Cominciai a non dormirci la notte. La storia del cavolo non la conoscevo, conoscevo quella della cicogna ma non ci avevo creduto neanche un secondo...perché, se fosse stato vero, non ci sarebbe stato bisogno di portare la fagottina all'ospedale, l'avrebbe portata a casa... e poi...la pancia della mamma?
Allora mi feci convinta di una teoria approssimativa: la bambina era passata da un bacio di papà alla mamma e lei l' aveva cresciuta nella pancia. Beh, simile alla realtà, se non fosse, che il suo corredino genetico, dipende da mamma al 50% e si vede!
Solo qualche tempo dopo vennero fuori delle strane videocassette con degli orsacchiotti in calore chiamate L'Albero della Vita da cui appresi i principali elementi. Non per questo le domande diminuirono...ma sempre da sola mi rispondevo.
Frafrà, intanto, aveva già studiato diversi metodi di "accoppo" dell'ospite sgradita, ci furono vari tentativi tra cui, una coperta in faccia, un tentativo di lancio del giavellotto, vari strattoni con il sottofondo di < come sei bella sorellina> e chi più ne ha più ne metta. Gelosia e pianto! Ma la sottoscritta, avendo da anni superato questa prova, se ne prendeva cura come se fosse la sua bambina: biberon, pannolino, passeggino, ninna nanna e tanti piccoli giochi che di volta in volta m' inventavo per distrarla.
E quando Ga riposava, passavo dai giochi da femminuccia a quelli da maschiaccio con Frafrà, tra cui, il pallone, la bicicletta, la costruzione di capanne e la gara delle lumache, consumata dopo le fresche piogge autunnali, quando dai fili sottili dell'erba spontanea, venivano fuori le piccole corna e il guscio verde scuro.
Ma l'istinto omicida del maschio è inarrestabile e si sviluppa anche nei giochi, tant'è che un giorno il fratellino mi mostrò uno dei suoi capolavori: un vasettone in vetro pieno di lucertole ammassate, gli animalisti ci avrebbero fatto una petizione. Urla e fuga turbarono il silenzio della Marina.
E finalmente, un giorno arrivò un grande pacco, il regalo dei regali, un super pc Olivetti 286, le lucertole tirarono un sospiro di sollievo. Arrivarono i primi giochini tra cui il pacman e i mostrini alieni che ti vengono incontro, poi le prime storielle animate come Marco il Romano e Dave Dangerous, e , dulcis in fundo, Prince of Persia, un vero spasso!
Venti livelli in cui passavamo il tempo ad impilare Prince in tutti i modi possibili, lame sotto, lame sopra, lame sui lati, ghigliottine e sadici eunuchi, salti impossibili, mattonelle pericolanti e maledizioni di Jafar, tra cui pozioni velenose di colore blu.
E ancora, Cosmo, Sam1, Dick Tracy, Duke Nuke, Dylan Dog e Wolf 3D, dove l'istinto guerriero prendeva il sopravvento su quello del cacciatore, in maniera definitiva. La prima rivoluzione digitale dell'isola-famiglia, fu anche il periodo del balzo verso l'adolescenza con le sue conseguenze fisiche e mentali.
Sempre più l' isola-famiglia si espandeva per lasciare il posto ad una comunità allargata, quella del paese, degli amici e delle amiche, della catechesi e dell'azione cattolica.
Prima di richiudermi nell'isola (l' Alcova d' Amore) passarono diversi anni, ed ebbi modo di fare valutazioni sul mondo esterno, e il mondo a farle su di me. Certi meccanismi di unione e coinvolgimento al fine di colpire il prossimo non mi convinsero, mi piaceva il karaoke in parrocchia, la pallavvolo in spiaggia, i giri in macchina, le giostre, le pizze e tutto il parlare sulle problematiche legate alla crescita che mi vedevano, in qualche modo, un'attivista politica nella piccola società che volevo rappresentare.
Qualcosa non funzionò, qualcosa m' impedí di arrivare, come sempre, ad essere parte del tutto. Non persone, impedimenti o fatti in particolare, almeno, che ne sia a conoscenza, bloccarono il mio ingresso in società, ma una forma di isolamento spontaneo, suggellato poi dal fidanzamento, che mi resero avulsa a quel piccolo mondo.
Infine, l'Università. A parte il gruppo della casetta, che fu per me un campo base, tornando dalle varie lezioni di Microeconomia, Sociologia ed Economia aziendale, saltai di palo in frasca per tutto il tempo, ritrovandomi, sul finire dei corsi, sola come un cane.
Non riuscii a prendere pace, soprattutto nel secondo e nel terzo anno e, se non fosse stato per il gruppo di Ax, non avrei avuto amicizie abbastanza strette da poter dire di averne avute.
Pizzerie, balli, concerti e feste di compleanno...risate in piazzetta, gite fuori porta e gruppo studio deliranti. Davvero bello, se non fosse stato che, gran parte di quel gruppo, sterzava alla fine degli esami propedeutici, verso Scienze Politiche, lasciandomi di nuovo sola soletta. L'isola-Università iniziava col cambio casa, con lo sfaldarsi del campo base e, con quello, di ogni relazione amichevole nata dentro. < Succede così> dicevano tutti e, mentre cercavo di salvare il salvabile, mi rendevo conto che gli interessi personali prevalevano su qualsiasi tipo di relazione sociale facendo un po' decadere le categorie che mi ero prefigurata.
Allora, io sono così, faccio di tutto per reggere una situazione ma quando quella continua a sfaldarsi come le strisce di pasta frolla sulla crostata, lascio andare e non ci ritorno mai più.
Finito il budget tornai a casa, completai stage, esami e tesi trascinandomi su di un filo di seta pronto a spezzarsi alla prima occasione. Esercitai più auto-controllo di quanto non avessi e tornai a far parte, con difficoltà, dell' isola-famiglia, quasi sei anni dopo la mia uscita. Dà lì un quasi nulla a cui comunque diedi la forma di un'abilitazione professionale. Diversi tirocini, alcuni corsi di formazione, un paio di esperienze lavorative, più o meno tutti, disastri fortificanti. L'isola-famiglia ora include L'Alcova d' Amore e di questo sono davvero fiera. La maggior parte dei giorni trascorre serena: studio, lavoro, commissioni domestiche e altre attività, ci fanno andare avanti. La miglior consapevolezza, a parte tutto ciò che scorre nel fiume della vita, è di non avere molto ma possedere la certezza assoluta che l'isola-famiglia non potrà mai abbandonarti, che l' Alcova sarà sempre custode del tuo cuore, che le vere relazioni sociali sono quelle basate sulla fiducia reciproca e sulla solidità che ne deriva.
19/06/2022
Esilio Politico
PCI del mio corazon
Questa storia della politica è di per sé una persecuzione...non esiste una vera sofferenza nel non sedere in Consiglio, ne esiste una abbastanza forte nelle dinamiche della partecipazione.
Avevo solo tre anni e già mi muovevo nelle fila del Partito Comunista come una vera attivista, una piccola mascotte che passava di braccia in braccia alle riunioni del partito e alle fiere di Birra e Salsicce. Barbe nere molto lunghe, occhiali spessi e maglioncini aderenti di lana con strane, improbabili fantasie, era questo il look del compagno della Cellula. La base era base, sembrava un sacrario, con la sua scrivania, carta e macchina da scrivere, foto di Berlinguer, Togliatti e alcuni tra i sindacalisti più in gamba come G. Brodolini. Ovunque articoli dell'Unità, fascicoli e fascicoletti con liste di compagni coscritti campeggiavano in sezione, non lasciando posto ad altro che ai miei superbi piedini accolti da scarpettine nere con fori sulla pettolina e ai miei discorsi su cos' é questa e cos'è quella cosa.
< Papà chi è quello, non ci parlare> dicevo quando, sornione, qualche amico si avvicinava per scherzare un po' o parlare di novità politiche.
< Non fare la sciocchina, aspetta> diceva lui mentre penzolavo dalle sue mani come Masha con Orso.
Era un fervente momento politico per Botricello che si approssimava a divenire uno dei piccoli centri più sviluppati del comprensorio. La Madre Russia cullava le sue piccole brigate di mascalzoni pronte ad innescare meccanismi di partecipazione alla stregua del settore pubblico e del pubblico servizio.
Birra e salsiccie era solo l'inizio, poi sarebbe stato l'atto di protesta, la lotta sindacale, la nuova agricola, lo spionaggio politico, il potenziamento dell'Azienda Municipale, la redistribuzione della ricchezza con relativo scontro capitalistico e quant'altro potesse contrastare con i regimi liberali e alto borghesi. Chi avrebbe potuto immaginare che, con tutto ciò che sarebbe successo nel Dopo-Moro, i vari regimi democristiani, socialisti e forzisti, i compagni sarebbero passati dall'altro capo della lente e, con sforzo sovrumano, trasformati in qualcosa che non viene riconosciuta come base ma come fase, pura e semplice...i Democratici.
Da Mascotte Rossa e " Direttrice" ( così come mi chiamavano al paese d' origine per la favella sciolta), affollavo anch'io le fila degli esiliati politici. Una Cenerentola sotto una madrina snob e radical-chic che non aspira ad altro che a librarsi nell'aria attaccata ad una liana..." sono Sheena, regina della giungla".
In me soggiaceva Marx, Togliatti, Che Guevara. El Che dominava i muri della mia stanzetta al liceo, per lui indossai maglioni di lana (ciondolanti però e senza le strane fantasie) anch'io, il baschettino, la giacchetta con le toppe sotto ai gomiti.
Cercai per un attimo rifugio nelle tendenze popolari ed hip-hop dei militanti isolani ma, quando mi accorsi, che anche quella era divenuta una tendenza per bella gente o completi sprovveduti, rifiutai la pappetta sputacchiandoci sopra < e fatevi stí capelli zozzi, e non vi chiudete in questi centri sociali...date spazio a gente e possibilità>. Paura! Madre di ogni insuccesso.
Le tendenze non mi sono mai piaciute, non le ho mai sopportate,
Viva La Libertà...viva i Comunisti della Libertà.
Partecipatio?
Quando papà orso decise di candidarsi come consigliere di una lista del centro-destra, la militanza trosckiana aveva raggiunto i più bassi livelli d' infamitá politica. Erano trascorsi secoli dal tempo della sezione e ognuno aveva preso la sua strada, il nuovo Comune, che aveva preso il posto al vecchio Municipio, cominciava a trasformarsi in un ente quasi a-politico e, troppe questioni legate all'etica partitica erano ormai superate da un pezzo.
"ballerina d' opera".Già montava in me profondo risentimento...< vi fate i cavoli vostri da un secolo e noi dobbiamo stare a guardare>.Organizammo una piccola campagna politica per il danzatore.Io e Lu giravano in scooter ovunque a raccogliere voti, specie amici e parenti, ci impegnammo molto e, alla fine ne erano certi almeno 36. A My bear ne furono promessi circa 200 da una tribù locale di lontanissimi parenti, discendenti, come noi, dall'entroterra arberesche.Nel periodo di propaganda che partiva dalla candidatura per giungere alle elezioni, m' ingegnai a scrivere per lui i testi dei comizi e a portare sostegno sotto i palchetti per applausi e per un eventuale gobbo di salvataggio da improvvisa amnesia.Ne uscimmo bene se non fosse stato che un'improvvisa svolta elettorale dei sostenitori portò il nostro pacchetto di voti ad un candidato della lista avversaria, lasciandoci unicamente con i sudatissimi 36 voti della famiglia di mio marito. Non lo capisco bene questo destino...pare malevolo ma talvolta è ambiguo da morire. La nostra lista vinse con circa 30 voti di scarto che non bastò a fare di papà un consigliere ma lo portò in una commissione di tecnici. La cosa non durò molto e non fu fortunata, segnò, tuttavia, una linea di confine tra la nostra isola e la partecipazione politica. Personalmente, continuai a seguire la linea " sinistrOrsa", ma ciò non mi giovò mai, né mai mi capitò di essere coinvolta dagli iscritti della nuova sezione PD, in una qualche manifestazione d' interesse. Pertanto, col tempo cominciai a disperdere il mio voto, prima con i verdi di Pecoraro Scanio, poi, qualcuno andò alla Rifondazione Comunista di Bertinotti per rientrare sul finale, in un pacchetto di voti veicolati e trasversali.Quando le giovani potenzialità diventano una merce di scambio non credo ci sia più nulla che valga la pena sostenere...ecco l'isola di oblio si espande, divenendo una landa desolata a perdita d'occhio, un continente direi...e bye bye, al diavolo tutti i sogni di una povera trovatella politica.L'unica piccola raccomandazione che ebbi fu da parte dell'ex- sindaco, capolista dell'Unione per Botricello in cui era stato candidato papà, come tirocinante per un secondo studio commerciale, ma nessuno mi passava lavoro, in pochi mesi avevo perso tutto l'interesse per la professione. Con il matrimonio lasciai tutto, forse avrei fatto bene a pensare, sin dall'inizio, al mestiere sacro e utile della massaia, senza complicazioni e soprattutto senza grilli per la testa ma poi...tutti avrebbero detto (come pure è stato detto) che le mie potenzialità, sprecate da un atteggiamento non conforme alla massa dei laureati degli anni 2000, sarebbero state perfino malriposte < avessi avuto questi titoli, queste possibilità, quest' età>, nulla, quantomeno non fosse inappropriato per la mia indole o troppo difficile, causa: definitivo espianto da isola-famiglia.Come una piantina, deprivata delle sue radici, riposta in un vaso da fiori, sistemata bene a sfiorire lentamente e senza cogliere alcun risultato utile.Negli anni consolidai queste certezze. Quando nacque il mio blog sul Marchesato delle Calabrie Ulteriori https://marina-di-bruni-impresa-civile-nel-marchesato.webnode.it/Cercai di avvicinarmi a quanti, come me, privi di un dominio politico, vagano nel nulla e non possono aggrapparsi ad altro che alla loro radice. Non ho trovato molti sostenitori ma ho navigato, trovandomi, ad oggi, a sviluppare questo nuovo progetto, rappresentativo di me, Viva e Gentile. https://viva-e-gentile3.webnode.it/Da brava Imprenditrice Civile coltivo il mio orticello producendo ogni bene possa essermi utile alla vita, condividendo la mia esperienza politica, sociale e tecnica attraverso i mezzi che posso permettermi, propri, oramai, della gran parte di noi.
https://1drv.ms/u/s!ApFpFPcBLQVPkFfFomG0tHzhhdmy
Foto da testo: Versi d' Agosto 2014 di Terra Mezzo
Autrice della poesia: Annasilvia ScumaceTesto: Il senso della Mosca
Girovaga
< Sí nna girandúla> predicava la nonna di un'amica quand' ero piccola, la guardavo storta ma che ragione aveva...probabilmente aveva rivisto in me quello spirito da piccola selvaggia ben nascosto sotto il viso angelico.Avevo una voglia continua di vagare, scoprire, esplorare, farmi capanna e albergarci fino al tramonto.Giocare alla casetta con la cugina, era di sicuro tra i giochi preferiti: staccare i pomodori dall'orto per farne una conserva che il giorno dopo era circondata da moscerini, collezionare vasetti di jogurt e bottiglie di shampo, balsamo, bagnoschiuma per farne i nostri prodotti da bagno e pulire ogni giorno tonnellate di polveri di calcestruzzo dal battuto rustico dell'appartamento al piano terra per accogliere i nostri finti ospiti, era il TOP↑Fili d' erba come spaghetti e formine piene di argilla bagnata per preparare le nostre torte al cioccolato, dovevano guarnire la tavola per i nostri mariti dottori o avvocati.Questi fatidici uomini, praticamente assenti fino a tardi, presenziavano a tavola o sul far della sera ( ora legale non coincidente) e noi, per poterci fare invidia, tra un lato e l'altro della parete, avevamo sistemato un piccolo separé che delimitava le stanze da letto. < Amore, amore mio, quanto ti amo> diceva una, < caro, cosa hai fatto oggi, quanto mi sei mancato> rispondeva l'altra, ma poi si finiva sempre con delle matte risate.Ero casalinga brevettata! Ma poi, finita l'estate, andando via le cugine, cominciavo di nuovo a girovagare con gli amici d' infanzia,
UNALUNA
Cicli naturali
In una vita passata esisteva una piccola strega che coltivava sola un pezzo di terra e sola produceva i mezzi per la sua sussistenza.Aveva un piccolo pollaio che quotidianamente le produceva delle uova fresche, un piccolo frutteto di prugne, pere e melette cotogne e un land coltivato a cavoli e patate l'inverno e carote e cipolle l'estate. Le due capre domestiche le fornivano il latte necessario ad una buona colazione tutte le mattine e ad un piccolo baratto con il mugnaio che le forniva un mezzo sacco di farina grezza ogni mese. Tutti i giorni camminava nei boschi per catturare piccoli cinghiali o volatili, con trappole da lei ideate che prevedevano una gabbia e delle sementi o degli avanzi di verdura al suo interno, collocate esattamente nei punti " di maggiormente frequentati". Oramai sapeva riconoscerne le tracce e, in ogni escursione, scovava nidi e tane in posizioni improbabili.Tornando l'indomani non era detto che la preda, divincolandosi, non fosse riuscita a spostare il gancio della finistrella d' entrata o anche a spezzare le corde che ne saldavano gli angoli, così doveva contentarsi di raccogliere erba selvatica e bacche.Aveva anche creato una piccola deviazione dal ruscello che, discendendo dalla fonte le forniva l'acqua necessaria a vivere, pulirsi, abbeverare le capre e irrigare il suo appezzamento.Il suo migliore amico era un gatto parlante, Aniello, che la amava molto e spesso catturava per lei piccole prede come topi e lucertole, tenendo pulita la piccola fattoria.Tra loro esisteva un codice segreto fatto di gesti e piccole parole.Se doveva comunicare " padrona" le riponeva la zampetta nella mano, se voleva un po' di "carne secca" si alzava sulle due zampe e le graffiava il polpaccio destro. Per dire che voleva stare in quel posto si strofinava col dorso a terra e, quando si voleva allontanare, la guardava stringendo un po' gli occhietti tondi e lei, indicandogli il cielo, gli sussurrava <unaluna>, per comunicarle che l'avrebbe aspettato sul finire della notte, passata esattamente una luna. I cicli lunari erano essenziali per rendere la terra propizia alla semina, per raccogliere frutta e mietere il grano e per la caccia appunto, che Aniello svolgeva meticolosamente.La fauna si aggirava durante la notte nel bosco, creando vibrazioni e scricchiolii percepibili solo dalle orecchie attente di Aniello che, furtivo, si muoveva lentamente al comando delle vibrisse e delle pupille dilatate. Ogni tanto contribuiva all'alimentazione domestica catturando scoiattoli e rapaci.Tutto il ciclo lunare definiva la vita, le messi, le cure, i riti propiziatori e stabiliva intime connessioni tra l'essere umano e tutta la natura.Unaluna era una dimensione panistica, un fortissimo contatto che rendeva una strega parte del respiro della grande madre e ne contribuiva alla crescita, allo splendore, alla rigogliosità.La danza notturna ne era suggello.Danzar sotto la luna ad oggi rappresenta infatti il massimo grado di libertà, la possibilità di dar sfogo a tutte le frustrazioni del quotidiano senza nuocere ad alcuno ma, anzi, recuperando quell'armonia e quel contatto con la natura che sembrava esser perso nel fiume del tempo e dei fatti.Unaluna può essere propizia a diverse situazioni anche a vivere in pace col prossimo e stabilire legami di fratellanza o sorellanza,tutto questo sotto gli occhi attenti di un amico felino, che trattiene il lume di una fiamma accesa nei suoi occhi attenti e selvatici, mentre " padrona" , con movenze sinuose, alza le braccia al cielo chiedendo di essere parte di Grande Madre.
Nel periodo della semina per propiziato la raccolta delle messi, un orribile fantoccio veniva bruciato nei campi. Esso si faceva carico di ogni malattia, parassita o inconveniente potesse correre il raccolto divenendo un capro espiatorio, facile bersaglio dello scherno dei ragazzi e delle maledizioni delle vecchie signore.Lo spirito maligno che vessava il raccolto veniva arso in questo campo ancora arido, portando via con sé tutto il male possibile.Ma che succedeva qualora il fantoccio non avesse assorbito tutta la carica negativa esistente sull'isola?Vuoi vedere che la colpa era di una strega? Ma non un fantoccio...ma una donna in carne ossa che praticava le sue stregonerie nei boschi, lontano dal borgo, ma non abbastanza da renderne nulli gli incantesimi.Il malumore diffuso metteva in campo le ipotesi più assurde...ad esempio che la strega giacesse con il demonio o con i demoni del grano, che avesse stretto un patto con i corvi per beccare le sementi e renderle improduttive con escrementi acidi, che avesse sparso polveri magiche nei canali per indebolire le spighe o, addirittura, che avesse con un soffio inviato insetti sul raccolto anche parassiti molto piccoli. Strega e Aniello si ritrovavano dall'oggi al domani in balia delle onde e la loro vita sospetta e solitaria non andava più per le migliori vie. Strega andava al villaggio per barattare il suo mezzo sacco di grano grezzo con il latte di capra ma il mugnaio glielo rifiutava, affamandola. Qualcuno furtivo entrava nella proprietà e calpestava ortaggi o strozzava una gallina, finché un giorno qualcuno le bloccò il canale dell'acqua con una diga in legno ben conficcata nel terreno. Capì che il villaggio la stava mettendo al bando e che la sua presenza lì diveniva ogni giorno più inopportuna. Non aveva mai sopportato troppo il mare ma quello era divenuto di sicuro il momento per farci pace...prese il sacco del grano e ci infilò dentro i suoi 4 stracci e qualche provvista. La botticella piena di latte di capra avanzata e una botticella di acqua. Prese con sé una gallina e la capra più piccola, liberando il resto degli animali nell'aia. In una notta di luna piena si imbarcò su di una piccolissima imbarcazione appartenuta al padre e fuggì via mare proprio mentre il villaggio era andato a prelevarla per il sacrificio estremo. Non trovando altro che una capra vecchia e qualche gallina, diedero la casetta in fiamme, il giorno dopo non sarebbe esistita più nessuna traccia di lei su quell'isola.La barchetta navigò per giorni non allontanandosi mai troppo dalle coste dell'arcipelago finché da lontano non vide una piccola isola dalla costa sabbiosa e bassa su cui poter sbarcare. Gli altri non sarebbero mai giunti là, la prepotenza del pregiudizio faceva evitare il mare come la peste se non a bordo di imbarcazioni molto robuste dirette in terra madre.Insomma sbarcò. Cominciò ad esplorare l'isola e presto trovó un angolino roccioso in cui infilarsi coperto dalla florida vegetazione.Nei giorni successivi costruì uno steccato per la capretta e la gallina e un piccolo giaciglio comodo su cui riposare. Trovó delle pozze di acqua dolce dove si raccoglieva perlopiù acqua piovana e dei nidi non molto alti di tortora da cacciare. Creò un retino da pesca con una delle sue calze e cominciò a pescare, qualche volta anche abbondantemente, riuscendo a sfamarsi e ad avere abbastanza energia anche per le esplorazioni.Camminando tra palme, mangrovie e giunchiglie marine arrivò presto ad un altare di pietra naturale su cui ritenne di buon auspicio offrire piccoli doni al Dio dell'isola. Cominciò con dei fiori molto profumati e dal colore vivace. Vedendo che, qualche giorno dopo, i fiori erano scomparsi e, dunque, graditi, portò delle uova bollite con alghe marine soffritte nell'olio di cocco.La sera, tornando all'altare, notò che il pasto era stato consumato.Riportò il piattino vuoto con lei e l'indomani portò una tortora al fuoco con della frutta selvatica e del latte di capra.Aspettò, sbirciando dietro i cespugli floridi, ma dopo un ora ancora niente finché cadde addormentata. Al suo risveglio il pasto era stato gradito. Certo, il Dio dell'isola aveva molto appetito!Passarono diversi giorni e, di tanto in tanto, faceva una bella tappa per apparecchiare l'altare. Una mattina fresca al suo risveglio trovó un bellissimo mazzo di fiori davanti la grotta rocciosa dove albergava e ne fu felicissima.Nei giorni seguenti trovó anche del pesce fresco e della cacciagione selvatica che cucinò e non mancò di dividere con il Dio isolano. Finché una mattina il Dio cercò con la Strega una comunicazione più importante e profonda. Sempre innanzi l'antro roccioso, il Dio, aveva impagliato un Demone del Grano, proprio come quello fatto per il rito della semina e lo aveva piantato proprio lì, davanti ai suoi occhi straniti.< Chi sei...vieni fuori> disse lei < sei del villaggio? Vuoi prendermi prigioniera?>Degli occhi verdi molto scuri la scrutavano tra la verdura folta. L'uomo era alto, scuro e con una barba molto folta.< Vieni fuori...subito!!!> gli gridò lei.Il Dio isolano venne fuori. Anche lui molto magro e coperto da pochi, consunti indumenti.< Sono Fred Baker, sbarcato su quest' isola tre anni fa, scampato al rogo per la semina propizia dell'isola di Handheld, sopravvissuto alla fame e alla sete, esiliato dalla civiltà perché ritenuto demone malefico e portatore di sventura>.< Si...sono Jane Bear e sono una strega...portatrice di sventure e carestie al mio villaggio, scampata al rogo dell'isola Green, sbarcai qui circa un mese fa con la mia capretta e una gallina>.<Bene, ora che vi conosco> gli disse lui serio < perché deponete le vivande sull'altare nel bosco?>Lei gli sorrise e da allora nacque una bella storia d' amore che li fece fondatori dell'isola di Pace e della sua prolifica stirpe.Isolani scampati al male di una società incivile.Ma se è vero che, non tutti i mali vengono a nuocere, anche vero è che esistono al mondo isole di Pace, isole che danno asilo a quanti nella vita, non abbiano trovato nel loro mondo, un habitat comprensivo e congeniale allo sviluppo della loro personalità o un nido abbastanza accogliente e caldo da renderlo immune a qualsiasi invidia o pregiudizio.
Il mare in una sera d' estate
Come in un sogno o una visione, ci figuriamo, un piccolo yacht in mare...al largo e una sera bellissima di luna con il sottofondo di una musica romantica e una cena di pesce servita sul ponte.Una sera di confessioni. Una sera in cui, animati da uno spirito più profondo di amore e verità, facciamo impallidire più forte la luna, scambiando con la nostra metà i segreti mai svelati o i sogni più scomodi fatti nei duri giorni di realtà quotidiana.Un cliché questa storia della sera al chiaro di luna o una verità?Che la luna sia condizione essenziale per confessioni o proposte non è certo vero perché potrebbero giungere ad ogni ora della notte o del giorno. Però che nei nostri sogni si formi l'occasione di una notte romantica al chiaro di luna non è certo una novità.Naufragar m' è dolce in questo mare diventa un concetto di coppia e da isolani bisognosi di una pausa dal tran tran quotidiano, un momento di reset che porta i due ad una nuova consapevolezza.In tutto ciò l'isola c'è, anche se non da realtà fisica, si ripropone come ciclo naturale e la luna galeotta favorisce il concerto... lirico o rock...non importa. L'importante è ritrovarsi, riscoprirsi, raccontarsi come fosse la prima volta, creare uno spazio non fisico in cui incontrarsi osservando la natura selvaggia che spesso ci contraddistingue e che avevamo rimosso.Corfù, luogo magico del mio prossimo soggiorno, ci offrirà forse lo spunto per un nuovo cammino nell' Alcova d' Amore, dove le anime tormentate vogliono ancora disperatamente incontrarsi.