
Milano,Milano
Il diretto Lamezia C.Le- Milano C.Le delle 14:52 della compagnia Italo parte con 50 minuti di ritardo per problemi metereologici a Villa San Giovanni. Alla fine parte e si viaggia bene. Nell'ambiente prima vengono offerti snack sfiziosi e bevande, il personale, tutto al femminile, sempre gentile e disponibile.
Il treno raggiunge i 245 km /h dando la sensazione di essere sospeso sulle rotaie e a Firenze una signora sordomuta in viaggio con il suo grazioso bassotto riceve l'assistenza bagagli, riuscendo a scendere tranquillamente e senza alcun problema.
< Non ce la fò> dice la ragazza dell'assistenza
< ho l'ernia>.
Allora il collega provvede puntuale a prendere il grande trolley dalla cappelliera, prestando il servizio.
Si arriva a Milano dopo la mezzanotte, ma tutt'interi, grazie al confortevole viaggio.
Milano/Como
Sogno e incubo per milioni di immigrati in ben tre ondate migratorie, la grande Mediolanum ci accoglie serena nella quiete della notte. Traffico mite, la macchina spazzolatrice pulisce i bordi delle strade ferrate, le vetrine ancora illuminate mostrano manichini in posa in abiti morbidi.
Dietro di noi il grattacielo Pirelli sfuma nel buio, lasciando ampia visuale ad uno splendido Palazzo del barocchetto milanese nelle vicinanze, tutto illuminato.
Da subito colpisce, rendendosi evidente, l'incredibile binomio che caratterizza la città, l' antico e il moderno che s' intrecciano, creando giochi di sguardo e prospettiva.
È un edilizia acrobatica quella milanese perché nell'arco di qualche chilometro si attraversano i secoli a partire dal 600 fino ai nostri giorni, piazza Duca d' Aosta, via Filzi e poi gravitiamo intorno la maestosa cattedrale, raggiungendo il quartiere residenziale di Molino Dorino.
L'aria vagamente romantica di Milano si trasforma in puro Sturm und Drung sul maestoso lago di Como.
Accedendo al Lungolago dall'area est, l'emozione di osservare la meraviglia naturalistica, rischia di far passare inosservata la meraviglia architettonica di Villa Olmi, subito a sinistra, prima dell'entrata.
Villa Olmi, come Villa Saporiti, splendida ma direttamente affacciata sul lago, è circondata da un giardino immenso di cinque ettari, 780 alberi e 460 imponenti cespugli perfettamente curati.
Il tempietto neoclassico completa il quadretto tra faggi, sequoie giganti ed ippocastani, rievocando il tema dell'amore romantico e della natura infinita, vasta, profonda come l' anima dell'eroe passionale in romanzi come I Promessi Sposi. Da Milano parte un romanticismo realista, sicuramente recettore dei manifesti tedeschi e del gotico inglese, ma caratteristico e proprio, che s' impose, oltre le sue porte, in tutt'Italia.
E ancora, il Manzoni, pur risiedendo a Milano, depose la sua infinita grazia letteraria a Como, proprio su quel lago, tra giardini e meraviglie architettoniche, all'epoca nascenti.
Inutile dire che, passeggiando intorno al lago, la rievocazione diviene essa stessa elemento naturale e gli occhi faticano a racchiudere la bellezza in uno sguardo inquieto da visitatore.
Camminiamo per circa quattro chilometri e prendiamo la funicolare ATM che ci traina in cima ad uno dei pendii a strapiombo sul lago. Una vista mozzafiato ci attende, assieme ad un piccolo borgo arroccato, dalle campane armoniche (udibili anche a Milano in alcune parrocchie) e dalle villette liberty, tra i sentieri dietro l'Hotel Bellavista.
Discendendo decidiamo di mangiare una buona pizza al salmone fumè, a prezzi accessibili, in uno dei ristoranti pizzeria sul lago, " La Funicolare" appunto. La passeggiata continua verso il centro, alla maestosa cattedrale di Santa Maria Assunta ( o Duomo di Como) in stile tardogotico, di sicuro presente nella vita e nel motivo ispiratore del Manzoni così come la maestosa cattedrale della città natia, nello stesso stile architettonico, il Duomo di Milano. Come non poteva essere presente l'ordito ecclesiastico-letterario, anche questo vinto da passioni romantiche, nei suoi scritti?
Lui, gotico, romantico e neoclassico, proiettò la letteratura verso la modernità con scritti storiografici come Storia della Colonna Infame, riuscendo in una Summa, mai vista prima.
La Porta Orientale
Risalendo dall' inferno metropolitano alla fermata di P.ta Venezia, campeggiano, sull' ampia carreggiata, i bastioni spagnoli o porta orientale. Tra le innumerevoli porte di accesso e uscita per e da Mediolanum, queste, in particolare, rappresentarono il passaggio dei dominatori spagnoli, che sostituirono la vecchia cinta medievale federiciana (quella delle pusterle) che, a sua volta, aveva sostituito, la cinta muraria romana con le nuove fortificazioni.
Osservando le mappe, non si direbbe che le porte abbiano un vero e proprio senso architettonico, ma, rappresentando, sin dall'epoca romana, dei passaggi per raggiungere varie province, acquistano un senso di " gestione del traffico", difficilmente attuabile quando le grandi città ( la maggior parte) si sviluppavano a cerchi concentrici. In epoca moderna, con il passaggio diretto della ferrovia all'interno della città e successivamente con lo sviluppo del nodo stradario, tutto ciò, acquistò, esclusivamente, un senso storico e direzionale, ma... interno all'urbe.
E risulta conseguente, forse, la "scelta architettonica" di edificare la galleria Vittorio Emanuele, seguendo la moda europea dei "passage parigini", in cui venivano ubicate botteghe e sartorie d' alta moda, che tuttavia, andò a rispettare i canoni e le scelte urbanistiche dell'originaria Mediolanum.
Da un punto di vista puramente intenzionale e concettuale da parte dell' amministrazione milanese nel nuovo Regno d' Italia, definirei la galleria una " Porta Occidentale", cioè un punto d' accesso alle nuove politiche commerciali degli Stati moderni.
Dalla porta orientale a quella occidentale pochi chilometri fisici ma di sicuro un notevole corso storico.
L' edificazione del Duomo, madre di tutte le cattedrali sorte nelle città limitrofe, è l'esaltazione di un gotico che regala alla città la sua meraviglia universale ma non la opprime, come testimonia la basilica della Madonna del Carmine poco distante, un' incredibile miscellanea di stili a partire dal medioevo fino ai giorni nostri. Milano è tutta così. Gotico, barocco, un po' di rinascimento, romanticismo e tanta Avant Garde,
un'eleganza moderna che sa rendere l'allestimento di una vetrina o un murales su via Monte di Pietà, qualcosa di speciale.
In Gae Aulenti
La bellezza del contemporaneo è qualcosa di inaspettato. Prima la domanda da 1 bilione di euro mi perseguitava...ma che lasceremo ai posteri? Saranno in grado di riconoscere le nostre opere, l'ingegno architettonico, il rilievo artistico?
Poi la sorpresa: Piazza Gae Aulenti. Non appena abbandonato il binario lilla, osservando stupefatta una macchina muoversi completamente sola, facendo del macchinista un ricordo barocco, risalgo le scalinate e il progresso mi appare chiaro. La fontana raso-terra della piazza crea un effetto particolare, la pavimentazione diventa liquida, ciò che, solitamente, è circolare è un gioco di ghirigori dei sottili spalti della fontana che si perde per le stradine limitrofe dando spazio al calpestabile. La piazza, aperta e ariosa si circonda di grattacieli che ne creano un confine quasi naturale, e, a due passi, spicca il verde delle due palazzine del bosco verticale.
< Sei bellissima, la migliore, la più sexi...> mi abborda una ragazza di colore molto loquace e carina che vuole vendermi dei braccialetti fatti da lei.
Le sfilo di mano un piccolo portachiavi a forma di albero fatto con perline levigate di legno colorato.
< dai...quanto me lo fai?>
< docidi eur>
< due euro?>
< no ma che, dammi 8>
< perché sei tu molto bella ti do 5> concludo l'affare, poi continuo a camminare.
Da Aulenti a Tre Torri sono solo due fermate di metro ed ecco che il modello si ripropone nel ricco centro commerciale di City Life. Qui l'accezione medievale di torre assume davvero un tono ironico e se siete convinti che le tre torri siano anch'esse fortini diroccati edificati dal Barbarossa tra una guerriglia e una scappatella, vi sbagliate di grosso. Allianz, Generali e PWC, tre rocamboleschi grattacieli di società assicurative, finanziarie e di servizi alle imprese. Uno dritto e altissimo, l'altro torto come a voler rotare su se stesso e il terzo... quello degli amici della PricehousewaterCoopers, più basso e asimmetrico.
Uno spettacolo...lo spettacolo del contemporaneo, qualcosa per cui saremo ricordati.
Per il resto, City life offre un gran numero di negozi, boutique, tavole calde dalla polpetta al tacos,
articoli da regalo, profumerie e degli splendidi sofà in pelle bombata, al piano terra, dove i bambini amano ruzzolare al passaggio.
E se, per caso, volete gustare prelibatezze asiatiche, take-away, girate l'angolo e verrete completamente inghiottiti da Chinatown che ho ribattezzato ChinaJapan-Town per la fusion commerciale che Cina e Giappone hanno dimostrato di saper realizzare. Abiti e stole cinesi, piccoli articoli da cucina, elettronica, regaleria ma soprattutto cucina. Mi fermo in un market alimentare e mi si apre il mondo dei noodles, degli enoki, della soia e delle mooncake, piccole tortine simili nel gusto ai nostri mostaccioli, da gustare con un buon sakè.
Prendiamo un Mhó, un paninetto di farina leggero con uno stufatino di spalla e pancetta di maiale stufato per ore e dei mini-involtini di cavolo rosso, insalata e gambero.
Lasciamo il quartiere un po' stanchi ma soddisfatti, rimandando i ravioli stufati a mercoledì sera dove ci attende Mao Hunan, in piazza Loreto.
In Porta Genova
Lasciamo la linea rossa a Cadorna per prendere la linea verde ( o M2) per P.ta Genova da dove risaliremo Alzaia Naviglio Grande. Attratta da un mercatino di antiquariato, cammino seguendo il canale fino a Porta Ticinese, grande centro della socialità milanese, fitto di chioschi bar, ristorantini, negozietti, una bella movida-sprits. Non vedo il mio mercatino, così decidiamo di inoltrarci più giù, richiamati dalla splendida visuale del campanile di Sant'Eustorgio. Una fitta coltre di umidità e smog in stile veneziano ci accompagna, diverse coppie decidono di sostare innanzi i battelli, sdraiati sulle panche lungo il canale, noi ci perdiamo in una delle viuzze proprio difronte al campanile attratti da una libreria antiquaria con una piccola esposizione di volumetti storici. Continuando su questa stradina, ci imbattiamo in una mappa storica della zona, affissa innanzi la panetteria Silini in una piccola borgata malandrina di Milano, Via Scaldasole, conosciuta per la banda del "Fil de Fer" che scassinava utilizzando appunto un fil di ferro, terrorizzando il commercio locale.
Acquistiamo del pane, delle focacce e delle buonissime pizze al pomodoro che mi ricordano quelle della mia infanzia al paese paterno, le mangiamo in un parchetto vicino. Più giù una delle centinaia vedovelle di Vittorio Emanuele piange delicata, mi rinfresco mani e viso prima di scorgere la Conca di Viarenna che nel 1439 collegò la Darsena, o Naviglio Grande con la fossa interna, per superare il dislivello e trasportare il marmo di Candoglia verso il Duomo. Attraversata via Scaldasole trovo il mio mercatino nella zona di Sant' Agostino.
Non antiquariato, ma indumenti, biancheria, tende, pentolame, tessuti e articoli diversi. Mi accontento, lo attraverso e acquisto un bel borsello e dei cardigan di svariati colori, ognuno a 10 euro.
Salus per Aquam: QC terme Milano.
Appuntamento per le 19:30 con le terme milanesi di QC. Tra bastioni e archi spagnoli, in una bella serata autunnale di luna crescente, il tepidario esterno della struttura sobbolle di continuo perché azionato da bagnanti estasiati. Massaggi acquatici in tutto il corpo, spalle, gambe, fianchi per rilassare la muscolatura, favorire il ricircolo dei liquidi corporei, distendere i nervi e...osservare la bellezza dell'ambiente circostante, pur trovandoci in una delle vie del centro.
L' aperitivo, servito per le 20: 15 in una sala apposita, comprende un prosecchino, olive, pizzette, carne essiccata e varie ma il pensiero principale volge ai trattamenti e alle stanze segrete con effetti acquatici.
Tra tutte, le intime stanze idromassaggio al piano inferiore, incuriosiscono, le docce Vechí, la stupenda sauna alle rose o quella al fieno e la "stanza del temporale", che propone una proiezione di effetti temporaleschi mentre una salubre pioggerellina vien giù dal soffitto.
Tornando al piano superiore nella sala del Monte Tabor è possibile sdraiarsi un po' sui mega-cuscini al centro di bersò a forma di goccia, sparsi in un'ampia sala relax. E altro ancora, il trattamento Kneip, le saune dal getto continuo, il sauna-tram, la stanza del sale e la sala dei letti ad acqua dove sdraiarsi diventa un'esperienza visionaria con le proiezioni delle logge milanesi sul soffitto.
Rientro, un po' stordita, agli spogliatoi che offrono la possibilità di una doccia, accarezzata dalla freschezza profumata dei prodotti offerti dalla spa. Opto per un'asciugatura veloce di corpo e capelli e per una bella sosta nell'area benessere delle essenze.
All'uscita, ripercorrendo il viale e attraversandolo, un piccolo locale con tavolini sia esterni che interni,
"Il Trapizzino", offre paninelli croccanti, di forma triangolare (proprio come tramezzini), con vari tagli di carne o ortaggi, gustosi supplí di baccalà o patate e un tortellino panato di nome Lino...Lino, il tortellino.
La serata volge al termine, le serrande si abbassano, le due proprietarie de " Il Gelatiere", dov'è possibile trovare gusti di gelato di tutti i tipi, anche vegan, lamentano le fatiche della giornata, trainando il grande ombrellone fissato ad una ruota di marmo verso l'interno.
Milano tuttavia continua a vivere con le sue luci, le bici e le auto provenienti da San Siro per la partita dell'Inter che continuano impenitenti a sfrecciare per le strade della città.
Piccante? Maaaaooo!
Ultima sera della mia permanenza nella grande mela dello stivale italiano.
Si dà il caso che, qualche tempo fa, guardai con molta curiosità una trasmissione dello chef Simone Ruggiati sulle quattro raviolerie cinesi migliori di Milano ed ecco venir fuori il desiderio di mangiare in una di queste, Mao Hunan in viale Porpora, dietro piazza Loreto. Il ristorantino, molto piccolo, ci accoglie con qualche minuto di ritardo garantendoci il servizio fino ad un ora e mezzo dopo. Affollatissimo, Mao, lavora a fasce orarie e fa asporto. Entriamo in sei e sediamo in una saletta attigua alle cucine dove la visuale è un grande bollitore da dove uno dei ragazzi attinge, di tanto in tanto, piccole scodelle colme di riso.
Ordiniamo un po' di tutto tra carni e verdure. La prima succulenta portata, melanzane in salsa agrodolce piccante, induce tutti ad attingere dal piccolo calderone al centro tavola. In un momento i nostri visi cambiano colore finendo col diventare porpora, proprio come il nome del viale in cui Mao è ubicato. Stemperiamo con della birra tipica e continuiamo con i mitici ravioli in salsa Sichuan e con delle patate miste a verdure e ad uno strano peperone...innocuo in apparenza, più che malvagio in realtà.
Continuiamo a fumare come locomotive, Sichuan mi appare in un'allucinazione in tutto il suo charm rosso fuoco e penso già a modi contorti per vendicarmi della mafia cinese del raviolo e dello spaghetto di soia.
Dopo il manzo con funghi e bamboo o con verdure, la situazione, che doveva giungere a pacificazione, precipita in una guerriglia maoniana contro il Tibet, causa... una strana salsa pepata che accompagna le carni e che ondeggia generosa sul fondo del piatto.
Alla fine della cena, venendo fuori dall'inferno cinese del peperoncino, sorrido sul primato calabrese e osservando gli sguardi offesi, saluto Mao con sdegno ma anche compiacimento per la nuova esperienza.
Stempero con una bella camminata lungo corso Buernos Aires, sempre piacevole, anche a negozi chiusi, e con un frappè da Viel, fresco e piacevole.
Le vetrine ancora tutte illuminate mostrano capi eleganti o casual su manichini in posa, qualche commessa pulisce le mensole e sistema indumenti mentre su qualche scalino della metro, mendicanti raccolgono stracci consunti per raggiungere i giacigli notturni nei vari parchetti della città.
Una città ricca, vasta, piena di stimoli d' ogni tipo eppure oscura nei suoi angoli appartati, sola, persa in un oblio di anime, speranze e sogni inespressi. Una città indaffarata, in giacca e cravatta, sempre di corsa su marciapiedi e piste ciclabili, ma anche timida, austera, parca nelle sue dimostrazioni di accoglienza.
Una vecchia zia, che ti accoglie placida nel cuore della notte e all'alba ti spinge nel cuore pulsante del mondo, ben sapendo che, ad ogni frequenza del suo battito, una vita ignota, viene meno.


