Giungla Messinese


La Panoramica è l'alternativa all'autostrada Messina - Palermo. Sbarcando con l'auto dal traghetto è possibile proseguire a sinistra per Catania, dritti per Palermo o continuare il lungo Porto con la miriade di piccole casette e spoglie palazzine fino al Pantano Grande, conosciuto come lago Ganzirri nella Duna di Capo Peloro, dove una piccola famiglia di gabbianelle sosta sul pelo dell'acqua scura, somigliando più ad un gruppetto di anatroccoli che ad uno stormo di chiappa pesci. Proprio di fronte, finalmente, qualche locale aperto che non sia un forno-focacceria di cui Messina è piena. Jungle pizza and bread è un angolino nel Pantano dove ti accolgono piccole Palme e maschere tribali, tre tavolini con sedie rimaste allo stato di tronco su cui è impossibile sedersi. È possibile però mangiare una pizza alla pala ( deve essere diretta derivazione della focaccia messinese) deliziosa, morbida e croccante al contempo, condita da pesto ai pistacchi di Bronte, speck e patate o da varianti tipo melanzana, crema di melanzana e burrata o anche piccantine con formaggio e pomodorini confit. Prendiamo un po' di tutto, la ragazza al banco taglia una mezza Pala in tanti piccoli quadrettini che mangeremo all'aria fresca sulle panchinette di fronte al lago.Vicini anche un cocktail bar ed una Greel House ( non verificate ma presenti e aperte).Quindi giriamo e prendiamo una di quelle sembra essere tra le tante strade della giungla messinese ad attraversare "le Contrade".Stretta, dissestata, sensi alternati e tornanti da capogiro ma, devo dire, merita il nome che ha.Tra i piccoli gruppi di casette e al di fuori dei quartieri urbani, viene fuori la vista panoramica del litorale Ionico, che parte proprio da Capo Peloro, molto bello. Quindi a Falcone riprendiamo l'autostrada che lasceremo dopo poco per addentrarci in una giungla ancora più fitta di agrumeti, oliveti e macchia mediterranea che ci porterà in una Contrada, Campolongo, di un piccolo paese collinare Tripi, in un hotel niente male a gestione familiare, la Rosa dei Venti.Sono confortevoli le camere in hotel la cena e la colazione sempre molto ricche.Un primo e un secondo con un bel calice di vino bianco e un dessert a scelta, fanno del menù un variopinto assortimento di colori e materie prime. Risotto alla pescatora, ( nero, rosso, bianco), pacchero alla crema di zucca( arancio, verde, bianco), cernia in crosta di mandorle su crema di barbabietole e sformato di patate( giallo,marrone, rosa).Profumi invitanti levitano in una grande sala bianca attorniata da statue greche di Tritoni e Veneri.Disponibile il servizio spa, comprensivo di idromassaggio, sauna, bagno turco e, volendo, massaggi relax.
Vero. Ieri siamo passati dal sacro al profano. In mattinata, prima della spa , la visita al Santuario della Madonna di Tindari, coccola lo spirito anziché il corpo anche se inavvertitamente il parroco alla fine della funzione esclama: < chiunque voglia una benedizione per il mal di gola, venga qui all'altare>.Giorno 3 febbraio è San Biagio, il santo benefattore viene invocato con due lunghi ceri incrociati, tenuti insieme da un laccio di canapa, tra i quali il fedele si appoggia all'altezza della gola. < Possa San Biagio allontanare il mal di gola e ogni altro male>.La suggestione ci porta a credere che la gola per un attimo vada quasi in fiamme, per poi tornare in uno stato di benessere.La Madonna Nera nella sua nicchia dorata osserva i fedeli compassionevole, lei recita attraverso l'iscrizione: Nigra sum sed formosa,Sono nera ma bellissima.Il nero nella storia è sempre stato controverso. Così lei è volata leggera, formosissima, magnificente, con la sua scia dorata, ci ha accompagnati al Museo Interregionale di Messina, dove la mano del maestro Antonello da Messina e dei suoi epigoni fanno di lei Il tema principale del Rinascimento siciliano.Madonna con bambino, Madonna del Cardellino, Madonna Nera grecanica, Madonna bizantina, supplica dei pastori alla Madonna e ancora magnificienti interpretazioni della sua eterna bellezza traspaiono da rappresentazioni della Trinità e dai volti immacolati delle Sante Martiri, tra cui la bellezza sorprendente della Santa Lucia di Giovanni Salvo D'Antonio.Infine ancora profano ... " La berlina dei senatori messinesi ", una piccolissima carrozza grondante di ghirigori d' orari, sorprendente simbolo del Barocco Nobile quello delle Arti e dei Mestieri ma anche di quello nobiliare, in quanto commissionato dalla politica di propaganda della nobiltà siciliana.Beh! Altro che volantinaggio ragazzi!L'orologio astronomico dà le due meno dieci quando arriviamo in Piazza Duomo, non siamo in tempo per lo scandire del Mezzogiorno che avrebbe visto muovere tutti i suoi elementi ( morte con falce compresa).Ciò che abbiamo visto muovere è il cavaliere dell'ultimo livello, egli porta il peso volgarissimo dei minuti.La Meridiana e la sfera di rame sul lato Duomo rappresenta il tempo con la sua immanenza perpetua nella noia dei giorni.
Lungo il corso anonimo, la Galleria Vittorio Emanuele colpita dall'abbandono, appare malata di modernità acuta. Al suo interno i tavolini di Burger King, i mosaici sulla pavimentazione scrostati, gli oblò decorativi satinati tutti rotti ... molto sporca, esercizi tutti chiusi, un musicista abbozza qualche nota dolente seduto su uno di quei tavolini.Anche questa è giungla messinese, di sicuro.La giungla di una città ancora astuta per il suo clientelismo e per la scarsa carica di idealismo che aleggia nella sala comunale della giunta.Cumuletti di spazzatura ai margini della strada appena fuori dal centro, macchine in doppia fila, opere monumentali sempiterne circondate da impalcature metalliche e grigie reti, abbandono di riserve naturali come il Capo Peloro, scarsa valorizzazione di qualsiasi elemento storico o contemporaneo caratteristico della città.E sembra essere concentrato tutto lì il lavoro...tra il Palazzo Comunale, l'istituto Nazionale Previdenza Sociale, L'Istituto nazionale infortuni sul lavoro, il catasto e il tribunale, un mucchietto di signorotti in Berlina mai discostatisi dal barocco notarile.Una storia diversa pare essere Taormina, estremamente curata e organizzata con il suo parcheggio a livelli appena sotto il meraviglioso centro storico. Lasciata l'autovettura al secondo piano, Dove sono presenti anche toilettes, si risale con il biglietto al settimo piano appena fuori la biglietteria, dove, al ritorno si pagherà la tariffa oraria. Uscendo dalla piazzola del parcheggio, dove già si potrà godere di una vista spettacolare, l'arco storico in pietra ci dà il benvenuto e da lì inizia il corso Umberto I con le sue meraviglie, botteghe e boutique di scarpe, borse, indumenti, orologi, ceramiche, prodotti tipici, ristoranti e trattorie ( diversi chiusi per la bassa stagione).All'Antica Siciliana che ha due punti vendita, uno sul corso l'altro poco prima dell'Anfiteatro Romano, compro due creme di liquore al pistacchio e una al melone, dei souvenir, del cioccolato piccante di Modica e dei cucunci davvero enormi.
All'anfiteatro si gode di una stupenda vista. A parte le grandiose rovine dell'emiciclo che mi rimanda con la mente a quello di parco Scolacium ( link Colonia da sempre), risalendo un po' le scalinate del teatro si apre un panorama più che spettacolare, indimenticabile direi. Ideale per scatti con i propri cari o con gli amici.La curiosità mi porterà, dopo il pranzo a base di sarde e mollica in uno dei localini sui terrazzati, verso Giardini Naxos.Vi confesserò un segreto ma non ditelo a nessuno: Giardini Naxos è un paesino sulla costa, lo scalo di Taormina, non un grande orto botanico come tutti lo immaginiamo.Presenti degli anonimi scavi bizantini e un piccolo museo con cocci vari, immancabili anfore e delle gigantesche ancore di vascello, incrostate da secoli di fossili marini.Ottime le granite bio al 100% del Lido Naxos a circa 400 m dagli scavi.La mia gita si conclude qua.Disperdiamo tra i caselli autostradali, gli ultimi spiccioli del nostro modesto budget.Gli occhi continuano a perdersi tra vicoli e vicoletti del centro e delle miriadi di contrade messinesi dove la parola chiave è, di sicuro "Ritrovo".Fornetti, bar, pasticcerie enoteche e altri piccoli esercizi hanno tutti questo sottotitolo.Di certo, parte della Cultura e del Folklore siciliano, rimanda il Ritrovo ad una vecchia vineria ( o osteria) dove compari e amici si ritrovavano alla sera a bere un bicchiere di vino, dov'era forte l'odore di mosto dove si scherzava, si rideva... si piangeva per la miseria e la durezza del lavoro.<Rispetta lu vecchiu unni lu trovi> dicono loro, dove il vecchio, oltre che una persona anziana è di sicuro qualcosa di più, qualcosa che racconta una storia che arriva da molto molto lontano.

