Lodo Lucano: sfiga o rinuncia?

Quando al supermercato di fiducia come sul sito booking.com trovi una vivace scritta in rosso
"offerta" , sei allettata e curiosa. Se non sono due hamburger di tacchino, è un tranquillo weekend di paura in Basilicata.
Cinquantasei euro, una matrimoniale per una notte in un b&b nel paese di Colobraro in cui, secondo la leggenda, accaddero fatti strani ma veramente, davvero strani.
Vogliamo parlare della famosa udienza in tribunale del secolo scorso quando durante l' arringa, un avvocato, Giuseppe Nicola Vittorio pronunciò la frase < ..se quanto dico non è vero…venga giù il lampadario…> e il lampadario cascó, vogliamo parlare degli strani malesseri degli studiosi stranieri che indagarono sui riti e le fascinazioni delle masciare o anche della leggenda famosa del < Monachicchiu> che nel mio paese è l' anima dispettosa di un monaco rubicondo ma a Colobraro quella di un bambinetto senza battesimo che col suo cappellino rosso gira per il paese ridacchiando e facendo sgambetti e dispettucci ai passanti.
Non potendo essere neanche nominato, Colobraro divenne " Quel paese" e da qui…facile…ma vattene un po' a quel paese! divenne un' esclamazione comune.
Sfidando la sorte prendo al volo il mio hamburger di tacchino, sbarchiamo in Colobraro nelle prime ore del pomeriggio del giorno 15 febbraio 2025, anno del Signore.
Ci accoglie un morigerato uomo sui cinquant'anni con un sorriso molto sommesso che ci porta subito al piano superiore per una ripida scaletta sospesa. Una piccola stanza con tre tavolini, un mobiletto per la macchinetta del caffè e una vecchia singer, fa da hall, adattata in stile Country con molto buon gusto, allieta gli ospiti con dettagli di cura tipo, il grande orologio anticato in metallo appeso sul muro in pietra rimasto intatto, le lampadine vintage e un grazioso vasetto con una scenetta in miniatura del monachicchiu in un mini bosco di piantine grasse.
Dopo le formalità, ci accompagna nella nostra stanza < Tramonto> ma per la vista…non per altro. Quella di fianco a noi < Alba>. Vabbé. Non vuol dire niente.
Stanza con bagno molto confortevole, vista: uno scorcetto della Valle del Sinni tra due tetti di case adiacenti il b&b, che sfiga! piccola peró…
Nell' aria non si sentiva un battito d' ali d' insetto, un silenzio mai avvertito pur abitando in una periferia.
Decidiamo di far visita alla Rocca Carafa, un castelluccio nobiliare ( passato di mano in mano)
da dove si conquista l' intera Valle del Sinni, da lì si ha la sensazione meravigliosa dell' Infinito Leopardiano ma senza "fingerlo nel pensiero", una visione reale, tanto reale che il fiume, umido a tratti, viene sormontato da un acquedotto enorme che incanala l' acqua dalla Diga del Monte Cotugno trasportandola per ben cento chilometri in Puglia, dove ne avrebbero più bisogno.
Scendiamo dalla rocca verso il Convento Francescano dove però non ci apre nessuno, nei giardini intorno un parchetto, ogni tanto qualche bottiglia di birra e dei pacchetti di sigarette, le ante delle finestre del convento tutte spalancate< c' é qualcuno?> chiediamo…nessuno!
che sfiga! piccola però.
È ancora giorno, decidiamo di imbarcarci verso il Lago Cotugno a circa mezz'ora di macchina così ci andiamo a scapicollare per una vecchia strada statale che circumnaviga il lago per un bel tratto attraverso una campagna dove l' unico segno di vita visibile per chilometri è proprio il berretto rosso del monachicchiu abbandonato al centro della strada all' altezza di uno dei mille tornanti affrontati per giungere al lago, più che sfiga, paura…paurissima.
Alla fine scorgiamo il lago, panorama mozzafiato, Google ci dà la loc . Pagliaro come unico punto di accesso alle sponde, ci arriviamo…con grande sacrificio ci arriviamo…è in prossimità di un agriturismo, Donnaperna, che campeggia proprio sulle rive, ed è…rullo di tamburi…CHIUSO! Che sfiga! piccola però.
Sconsolati andiamo a mangiare Ai Portici a Policoro, cena a base di arrosto di carne e del mitico Peperone Crusco, eccezionale davvero. Torniamo rincuorati.
L' indomani dopo una modesta colazione e una chiacchierata con il morigerato gestore della Casa dei Panorami, partiamo alla volta di Valsinni e del Castello Morra, dimora della nobile poetessa Isabella Morra. Certo sarebbe stato bello visitare il castello perché sia il Museo Contadino che quello della Magia di Colobraro erano…Chiusi!
Ma dopo una salita a piedi con pendenza del 18% …il Castello Morra é… Chiuso!
La pro loco mi aveva dato informazioni precise su orari e giorni di apertura ma non erano corretti evidentemente o forse è semplicemente la sfiga, direi piccola ma insistente, perdurante.
Si va agli scavi di Herakleia a Policoro, poi al Museo Nazionale della Siritide, <alé >stavolta è aperto, viviamo un viaggio nel tempo dalla sezione neolitica a ben quattro millenni prima di Cristo alla sezione Enotria e Magno-Greca IV e V secoli prima di Cristo arricchita anche da
un' esperienza di realtà aumentata, per arrivare alla sezione Romano Impero e infine, dopo tutto il Lapidarium delle necropoli, alle famose Tavole di Heracleia, incisioni su Bronzo, appartenenti alla categoria dei documenti epigrafici del municipium romano inerenti i confini delle terre,
l' enfiteusi, la redistribuzione dei terreni sacri dedicati a Dioniso e Atena e varie regolamentazioni di natura amministrativa, dal termine greco, con precisione la " Diakateia" (cioè gestione, amministrazione).
Tutto necessario a comprendere il passaggio determinante dal modus operandi della polis greca a quello del municipio romano da cui dipende anche l' attuale diritto amministrativo.
Molto istruttivo. Al di là del folklore e del Peperone Crusco, la Basilicata sembra avere diverse cose da offrire, non solo la sfiga di una terra che sta rinunciando.
Il viaggio si conclude dopo un buon pranzetto all' osteria " Come una Volta" di Policoro con varie portate caratteristiche tra cui macco e cicoria, strascinati al ragù, bracioline e tanto altro.
Itinerario facile, per tutti coloro che vadano a colpo sicuro, i sassi di Matera.
Itinerario insidioso, per tutti coloro che non siano vittima di scaramanzia, amuleti, filtri e chiusure di proteine faccia, consigliato Colobraro e l'intera Valle del Sinni.

